mercoledì 17 settembre 2014

Spazio ai nuovi autori! (Solo quelli bravi)






Ho letto questo libro come si fa con le cose preziose.
Lentamente.
Lo stile delicato, armonioso e scorrevole dell’autrice mi ha accompagnata in un mondo che non conoscevo.
Come tutto ciò che è nuovo un po’ mi spaventava, le stesse sue ansie iniziali erano le mie.
“Dove andrò? Ce la farò da sola?”
Ma lei è una donna coraggiosa, sa tenere per mano.
Descrive talmente bene i paesaggi - che ogni volta incontra con stupore - che sembra di vederli. E non si limita a restituire delle immagini ma trasmette i profumi di questa terra benedetta e maledetta insieme, la sensazione della sabbia rossa - che non andrà più via - sui piedi.
L’amore che l’autrice prova per questa terra, che cresce minuto dopo minuto, parola dopo parola, non lo si legge: lo si respira.
E poi, fondamentale, l’esperienza umanitaria.
Il legame, forte da subito, con queste persone - brave persone - che diventano subito famiglia per amore del prossimo.
Una famiglia che incoraggia e consola. Unita dallo stesso ideale. Dallo stesso desiderio di fuga dalla banalità del nostro occidente, per rifugiarsi in una verità che è il bene. 

La semplicità.
L’altruismo.
L’amore.
Un libro che non è un libro ma un dono. Che chiunque dovrebbe leggere. Perché fa bene al cuore. Culla l’anima e a modo suo la consola.
E adesso, pur non essendoci mai stata, mi sembra di sapere cosa sia il… mal d’Africa.

Libro CONSIGLIATISSIMO.

2 commenti:


  1. “Con la mia valigia gialla”, di Stefania Bergo.
    Testimonianza di esperienza umanitaria.

    Ci sono esperienze che segnano profondamente la vita delle persone che le hanno provate. Circostanze che aiutano ad aprire gli occhi offuscati da un’esistenza sempre grigia, sempre uguale. Che risvegliano nella mente pensieri nuovi, diversi da quelli che ogni giorno affollano la mente. Che permettono a un cuore indurito di tornare a gioire e soffrire per le piccole cose della vita, ma soprattutto per la vita.
    Questo è il succo di quanto l’autrice - tramite un racconto essenziale, semplice, privo di fronzoli - intende trasmettere al lettore, riuscendo a mio avviso a cogliere pienamente nel segno.
    È così che inoltrandoci nella lettura di questa gradevole opera letteraria si ha modo di seguire le peripezie - dapprima un po’ rocambolesche - della giovane (allora giovanissima) autrice/protagonista alle prese con la sua prima esperienza di volontariato presso l’ospedale di St.Orsola a Matiri (Kenya) alla fine del 2004.
    Nel corso di tre settimane ella scoprirà un mondo che ci viene precluso proprio dalla nostra presunzione di comprenderlo tramite i mezzi di informazione, senza aver modo di coglierne l’essenza, gli odori, il calore. Una terra benedetta e sventurata, in preda a perenne emergenza e al tempo stesso immobile e uguale a se stessa da sempre, come se là il tempo non esistesse. E in mezzo al nulla, la peculiare realtà nata per volontà (o forse per sfida…?) di diverse associazioni italiane di volontariato che fra mille difficoltà sono state capaci di dar vita a una struttura sanitaria divenuta punto di riferimento per un’area di dimensioni paragonabili a una delle nostre regioni.
    La suddetta iniziativa umanitaria non è il testo di questo libro, ma l’intelaiatura sulla quale l’autrice ha saputo tessere il proprio ricamo, una storia che si serve di eventi e descrizioni per un fine ben preciso, che è quello di condividere con il lettore le emozioni da lei stessa provate nel corso di quell’esperienza. Alcune colme di gioia, altre terribilmente dolorose. Ma sempre intense, reali. Vive.
    A mio avviso si tratta di un’opera assai valida, che consiglio caldamente a ogni amante della buona lettura.

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  2. Con la mia valigia gialla - Stefania Mwende Bergo

    Non avrei mai letto questo libro se non fosse stato per una pura coincidenza. Ed io credo alle coincidenze, al loro senso profondo. Perché un senso c'è sempre, basta trovarlo. 
    Questo libro è un bagno in acqua limpida, una carezza, un soffio di vento caldo. Una cascata di colori e profumi che tolgono il fiato. La pergola ti rimane dentro il cuore e la mente e vorresti, leggendo, poterla vedere anche tu. Sederti lì sotto per ammirare quel paesaggio immenso e carico di sfumature indescrivibili che l'autrice, con semplicità e usando la penna come un pennello, riesce a farti intravedere. Solo chiudendo gli occhi. 
    Il libro parte un po' in sordina, come un resoconto di un viaggio. Poi cresce fino a raggiungere un livello di buona narrativa. Nel bel mezzo del racconto le emozioni si mescolano impetuosamente: gioia e angoscia, una sensazione di felicità vera ed estrema scheggiata, qua e là, da piccole tragedie umane. E soprattutto da attimi intensi di vera vita.
    L'Africa che l'autrice ci descrive è un liquido che mantiene a galla molte vite, qualcuna affonda, qualcuna si salva. 
    Le margherite rosse in un prato di margherite bianche. I colori riescono a rendere il senso della Vita. 
    I grandi occhi, indelebili, penetranti e felici, pur nelle estreme difficoltà, dei bambini di Matiri. 
    Il senso della semplicità, il vivere con poco. Che poi è l'immenso.
    Le serate a guardare il Cielo. 
    Il finale è dolce e pieno di speranza.
    La vita che riprende dopo un periodo di apnea. La voglia di ricominciare.
    A mio avviso l'esperienza del volontariato, come indicata in copertina, è solo lo sfondo su cui si svolge la vera esperienza dell'autrice. Il ritrovare se stessa.
    Da leggere.

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