giovedì 26 luglio 2018

23 luglio 2018, le nostre NOZZE di PIZZO






Il pizzo con i suoi ricami in continuo mutamento...
13 anni fa abbiamo scelto di legare le trame delle nostre vite, che si sono intrecciate, arrotolate, annodate, sciogliendosi sempre in cascate favolose.
I ricami che siamo riusciti a produrre sono stati il più delle volte calcolati, desiderati, altre inattesi, improvvisi.
Quest'ultimo anno i ghirigori della nostra tela hanno prodotto immagini che ci hanno fatto tremare; immagini che ora rendono più prezioso e vero il nostro telaio.

Come leggemmo quel giorno di tanti anni fa: FORTE COME LA MORTE È L'AMORE.


Celebriamo il tredicesimo anno, l'ingresso nella nostra adolescenza matrimoniale, con questo motto insuperabile.


Tendiamo le maglie dei nostri ricami e teniamoci stretti, Amore! 

venerdì 20 luglio 2018

L'idiota




Concludo questo libro dopo 7 mesi e mezzo. È la prima volta che ci metto tanto a leggere un singolo libro. Iniziato la notte più buia della mia vita, in cui l'unico spiraglio di luce proveniva da un libro bianco adagiato sul comodino.
L'incipit, un capolavoro alla Dostoevskij. 
Un treno, il freddo glaciale, un uomo dall'aria ingenua vestito in maniera non adeguata al tempo e al luogo incontra due miserabili.
Un uomo solo, smarrito, senza un posto in cui andare né mezzi di sostentamento, nella sua sventura consola i disperati della Terra.
L'Idiota torna in Russia dopo essere stato in Svizzera a curare la propria malattia, dove incontrerà una serie di persone benestanti, nobili, due donne che riusciranno a rimandarlo al manicomio.
Un'anima pura che gettata in pasto ai comuni mortali, meschini, egoisti, che si sentono grandi solo per un titolo nobiliare, si ritira definitivamente in se stessa rifugiandosi nell'oblio.
La domanda finale è: chi è davvero idiota? 

L'uomo medio, discretamente ignorante, superficiale, tronfio. 
O l'uomo semplice, umile, colto... buono?
Se ci ripenso piango. Che viaggio. Grazie Dosto.


***

"Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un’unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui, soli e paralizzati in mezzo allo squallore, volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta".

Hermann Hesse

mercoledì 4 luglio 2018

Diario di viaggio: Un giorno a Torino

Scrivo questo itinerario con l'intento di dare consigli utili a chi si appresta a visitare questa bella città per la prima volta.

Il primo consiglio che posso dare è di non andarci d'estate. Io ci sono stata nel week-end tra il 30 giugno e l'1 luglio e sono quasi morta di caldo. Pensavo che la vicinanza con le Alpi le infondesse un clima fresco. Ahimè, le Alpi contribuiscono a mantenere l'aria stagnante...

Ho scelto l'hotel come sempre su Booking. Hotel Antico Distretto, un due stelle che ne vale quattro, nel centro storico, comodissimo per chi arriva in auto e vuole visitare la città a piedi.

Ma passiamo all'itinerario :-)

Lasciate le bambine dalle zie per il pigiama party canturino - notare l'espressione sgomenta -



mi sono fatta coraggio e ho affrontato questo lungo viaggio di un'ora e trenta con il mio maritino in direzione Torino! (Città che nessuno dei due aveva mai visitato prima)

Siamo arrivati più o meno all'ora di pranzo, abbiamo lasciato il trolley nella bella stanza assegnataci e siamo usciti subito, con l'intento di pranzare e tornare in hotel, rimandando al dopo-pisolino il giro della città, viste le temperature ampiamente al di sopra dei 30 gradi.





Seguendo le indicazioni del receptionist ci siamo diretti verso via Garibaldi e da lì siamo arrivati in piazza Castello.
Torino ci ha subito rapiti, tanto che non siamo riusciti a tornare in dietro, malgrado il caldo infernale. La città desolata sembrava tutta nostra. Siamo entrati nella piazza, fatto un giro su noi stessi e poi fiondati sotto i portici in direzione Piazza San Carlo.




La particolarità di questa città, a parte le grandi piazze, è la presenza di portici che la ricoprono quasi interamente. Questo ci ha permesso di non beccarci una insolazione e di osservare la città da un punto di vista unico. Tra una piazza e l'altra non bisogna perdersi le gallerie che si aprono di tanto in tanto ai lati dei portici, molto suggestive.





Dalla piazza San Carlo abbiamo proseguito dritti dritti fino alla stazione di Porta Nuova, in pratica le due piazze e la stazione sono allineate; abbiamo pranzato in quella zona e poi abbiamo preso il corso Vittorio Emanuele I (o secondo?, lì è tutto un Vittorio e Vittoria primi, secondi e terzi) in direzione fiume Po.
Ci siamo fermati presso una chiesa protestante in cui un volontario ha provato a convertirci. Eravamo così stravolti dal caldo che siamo stati lì seduti, al fresco, fingendo di ascoltarlo. Lo abbiamo addirittura ringraziato prima di riprendere il cammino verso il Po.

Buttato un occhio nel parco del Valentino, siamo andati sulla ciclabile che costeggia il fiume.





Il paesaggio in quel punto è incantevole, ci sono le colline a ridosso del fiume e la chiesa della Gran Madre di Dio, sull'altra sponda, è davvero suggestiva. Dal lungo Po si può vedere anche la basilica di Superga che sembra un po' dominare la città. Ci siamo seduti su una panchina all'ombra, tolti le scarpe, rilassati qualche minuto provando a fermare il tempo, in un momento felice e di leggerezza mio e di Giorgio.

Era da tanto che non ci concedevamo un week-end soltanto noi due :-)




Arrivati al Ponte Vittorio Emanuele I (o secondo?) abbiamo scelto di proseguire sulla Piazza Vittorio (la fantasia dei torinesi)  anziché percorrere il lungo ponte al sole per raggiungere la chiesa della Gran Madre di Dio.
Piazza Vittorio è risultata la mia piazza preferita - sarà stato il nome - immensa, piena di portici e piccoli bar, dove ho chiesto un Bicerìn - non sapendo cosa fosse - e il cameriere mi ha spiegato che si trattava di cioccolata calda, caffè e crema di latte, così abbiamo optato per un bel caffè shakerato che ci ha rianimati.

Da lì abbiamo raggiunto l'imponente Mole Antonelliana, dove saremmo potuti entrare con un'ora di fila al sole...








Salutata in fretta la Mole, seguendo la direzione per l'hotel, siamo ripassati dalla piazza Castello per arrivare alla Cattedrale della città. Siamo entrati a visitare la cappella della sacra sindone, respirato per qualche istante i sogni dei milioni di credenti che sono passati di lì, ammirato altre cappellette laterali tra le quali quella del Beato Pier Giorgio Frassati - chissà perché pensavo fosse un prete vimodronese - e poi siamo andati verso l'hotel, fermandoci ad ascoltare la predica di un invasato che riempiva la piazza con le sue urla (altri due minuti di sole e avrei potuto fare di meglio) e onorato la nostra vocazione fantozziana con il famoso Bicerìn; ustione di primo grado alla lingua con una temperatura esterna di 36 gradi all'ombra. Ma non potevamo lasciare Torino senza quella esperienza mistica.

Rientrati in hotel ci siamo riposati con il condizionatore a palla, un paio d'ore di pace per uscire nuovamente alle 8 di sera, cenare in un pub nella zona e fare più o meno lo stesso giro del pomeriggio - circa otto chilometri - con le magiche luci della sera.

Speravamo in un rinfrescamento serale ma nulla, non tirava un filo d'aria neanche a pagarlo, per cui abbiamo sofferto di nuovo e assai.

Torino di notte merita comunque quel sacrificio disumano.

Con i lampioni dorati ci ha ricordato un po' la nostra amata Parigi.

Romantica ed elegante Torino, arrivederci presto (mai più d'estete).











#itinerario #torino #diariodiviaggio #ungiornoatorino


giovedì 14 giugno 2018

Una poesia non mia, che faccio mia.




Ma dimmi tu questi negri
che vengono a prendersi per disperazione
ciò che noi ci prendemmo con la violenza,
la spada e la croce santa,
lasciandoci dietro solo disperazione.
Ma dimmi tu questi negri
che hanno cellulari e guardano le nostre donne,
mentre noi da sempre
ci fottiamo le loro
un tanto a botta nelle strade nere delle periferie,
e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre,
e come osano poi questi negri
avere desideri proprio uguali ai nostri
manco fossero umani.
Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare
come se fosse messo lì per viaggiare
e non per tenerli lontani,
per galleggiare e non per affondare,
per andare e non per tornare.
Ma dimmi tu questi negri
ex schiavi dei bianchi
che vengono qui a rubarci il pane
proprio ora che gli schiavi siamo noi.
Messi in ginocchio e catene
da politici e finanzieri bianchi
con colletti bianchi
e canini e incisivi sorridenti
e perfettamente bianchi,
che in meno di trent’anni
ci hanno fatto schiavi.
Ma dimmi tu questi negri
che hanno scoperto ora che la terra è una,
è rotonda,
e che a seguire la rotta della loro fame
Si arriva dritti dritti alla nostra opulenza.
Ma dimmi tu questi negri
che facessero come i nostri nonni:
cioè tornare nella giungla e sui rami alti
visto che sono loro i nostri progenitori
e che l’umanità è tutta africana.
Ma dimmi tu questi negri che non rispettano i confini della nostra ignoranza e i muri della nostra paura.

Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette
dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste,
le loro miniere,
il loro passato,
il loro presente
ma abbiamo commesso l’imperdonabile errore di lasciargli una vita
e un futuro
a cui dimmi tu, questi negri,
non rinunciano mica.
Ma dimmi tu questi negri
che si portano il loro Dio da casa
anziché temere il nostro,
e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre e parlano male la nostra lingua.
Ma benissimo le loro che però noi non capiamo.
Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano
né far mettere piede in casa,
sebbene a ben guardare
abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi
Proprio come i nostri.

Andrea Ivaz 
(Chiunque tu sia, GRAZIE)

mercoledì 6 giugno 2018

Inquietudine

Sono ossessionata dalla vita che finisce. Anzi, dalla felicità, dalla stabilità psichica, dalla serenità che può interrompersi all'improvviso. Tutto va mediamente bene, così come lo abbiamo costruito negli anni. La nostra vita è la nostra creatura, fatta di scelte e azioni, oggetti, certezze, legami indissolubili e superficiali. Ho imparato che può accadere l'imprevisto. Che una cosa cambi indipendentemente da noi. Ci sono variabili incontrollabili che possono devastarci la vita. Sono terrorizzata da questo, dall'assenza di controllo, dalla nostra vita serena che può tramutarsi in un inferno senza pace. E un po' dipende sempre da noi, ma non del tutto.
Oggi mi sembra tutto difficile, solo aver prodotto un simile pensiero, aver tirato fuori questo macigno che ho dentro da sei mesi, mi ha procurato un affaticamento incredibile.
Mi sento infelice perché ho paura che la mia vita possa cambiare. Che mio marito mi possa lasciare, che mia madre possa morire. Potrei d'un tratto divenire infelice per sempre. Ed è devastante.

venerdì 12 gennaio 2018

Bilancio di un anno dal numero drammatico: '17

Il diciassette dell'anno duemila, che dire. Dai miei silenzi si può intuire com'è finito. E' stato un anno che mi ha dato anche delle belle soddisfazioni, ho fatto dei bei viaggi, la crociera di dieci giorni ad aprile credo sia stata la più bella di tutte. Anche se la scialuppa in balcone aveva rovinato parte di quell'atmosfera magica. Lisbona, Cadice, Malaga, tutte città indimenticabili. In particolare Lisbona di notte, vista dalla nave, in porto... Ricordo sublime. A novembre sono tornata a Parigi ed è stato incantevole rivisitarla, conoscere angoli mai visti prima, passeggiare con le bambine nel Marais, con Giorgio e i nostri caffè lunghi, le marché Mouffetard... Parigi è un ricordo dolce e struggente, perché a cavallo tra la mia vita prima e quella dopo l'incidente, chiamiamolo così. Quindi la ricordo con rabbia e malinconia. Parigi, devo avere un conto in sospeso con quella città, ma non demordo. Le darò nuovamente l'occasione di farsi perdonare, forse prima del 2027, come avevo stabilito :-)
E' stato un anno produttivo a livello di creatività, ho scritto inaspettatamente un nuovo romanzo, iniziato con un'ispirazione fulminante il 17 maggio. L'ho pubblicato su Wattpad, con lo pseudonimo di CHISCIOTTE; ormai è concluso, è stato un romanzo che mi ha appassionato, che ho scritto di getto e con gusto. Un po' come "Alla fine dei sogni", che ho scritto in sei mesi e nonostante i pianti, le emozioni volavano. Pensavo fosse quello il mio libro migliore - è senz'altro il mio preferito, forse per ciò che mi lega a Miki - invece "Rapita" lo ha superato. Ripongo molte speranze in questo libro, in cui ho curato al massimo lo stile, ho coccolato i personaggi, resi particolari e interessanti anche quelli secondari. Il bello di questo libro è che ha tirato fuori, estratto, estorto, presentito, non lo so, qualcosa che poi è accaduto. La tragedia che mi ha travolta mentre il mio inconscio era perso nei tunnel del tempo, ai margini dell'universo, in questo mio libro di fantascienza, il primo di questo genere. Il 29 novembre 2017, quando è scoppiata la bomba atomica che mi ha quasi ammazzato, l'ho maledetto. Ho pensato che mi avesse portato sfiga. Invece è servito a portare a galla la mediocrità in cui da qualche anno vivevo, e che mi ha spinto a comportarmi in maniera sbagliata, con le meritatissime conseguenze, atroci, dolorose, come ogni percorso che porta alla purificazione. Ecco, mi sto purificando. La mia anima è sempre stata limpida, ma la mia testa aveva iniziato a ragionare in maniera sbagliata. Ho procurato tanta sofferenza in chi mi stava accanto. La sofferenza riflessa e moltiplicata mi ha massacrata, disintegrata, fatta a pezzi, ma... in questa tormentosa fase di ricostruzione c'è la purificazione. Il dolore - atroce - che cura. Eccolo qui.
Nonostante l'immenso trauma, le cicatrici, ringrazio quest'anno per avermi dato la possibilità di vedere, di capire, di scegliere la strada giusta. La percorro con le ossa rotte e un uomo che amo con tutto il cuore e mi sorregge come può. Un uomo immenso che ha scelto me. Ha scelto di amarmi, di punirmi, di perdonarmi, di amarmi. Un uomo che ringrazio con tutto il cuore di aver messo piede su questa terra, 44 anni fa.

Ho letto abbastanza, anche se da agosto in pratica mi sono bloccata, ma tra la scrittura del nuovo libro e l'inconscio che percepiva il disastro mortale in cui mi stavo infilando, in maniera del tutto ignara e inconsapevole - ma l'inconscio sa tutto - trovo una giustificazione. Però devo ricominciare a leggere, assolutamente. Almeno un libro al mese. Mi sto staccando dai social, forse anche per questo. Ho bisogno di spendere meglio il mio tempo. In relazioni vere, sincere. Lisa si conferma un'amica carissima, quando l'ho vista piangere per me, il 30 novembre, fuori da scuola, io da una parte e lei dall'altra... ho capito che lei è la mia nuova, insostituibile Pina. Ho di nuovo un'amica come quell'Amica, che piangeva e gioiva per me. Allo stesso modo le voglio bene e farei di tutto per lei. Un miracolo che la vita ha voluto ripetere e di cui le sono infinitamente grata.

Ecco l'elenco dei libri letti quest'anno, le recensioni dei quali sono tutte su questo blog:

1. A volte ritorno
2. Fattore Z
3. Il grande Gatsby
4. Storia di un corpo
5. Pastorale americana
6. Romanticus dei
7. Romeo e Giulietta
8. Guida galattica per autostoppisti
9. Madame Bovary
10. La sonata a Kreutzer
12. Don Chisciotte
13. Che tu sia per me il coltello
14. Cent'anni di solitudine
15. La lentezza
16. Norwegian Wood
17. Memorie di Adriano

Inizio l'anno leggendo L'idiota, di Dostoevskij.

Ci volesse leggere "rapita" su Wattpad, lo trova qua: https://www.wattpad.com/story/122043792-rapitahttps://www.wattpad.com/story/122043792-rapita

mercoledì 15 novembre 2017

Diario di viaggio a Parigi


Sono tornata a Parigi dopo dieci anni.
Ai tempi non l'avevo capita, forse perché ero incinta della mia prima figlia, mi davano fastidio gli odori e non avevo una gran predisposizione alla scoperta. Stavo affrontando un viaggio interiore troppo grande per concedermi il lusso di apprezzarne uno esteriore. Promisi a mia figlia che sarei tornata a Parigi con lei, non più nella pancia ma tenendola per mano; le previsioni non furono all'altezza della meravigliosa realtà: siamo tornati a Parigi non in tre bensì in quattro!, con le nostre bambine di 6 e 9 anni.
 
Ma passiamo al diario, che scrivo con l'intento di aiutare chi cerca consigli su una città stupenda, per molti, la più bella del mondo.
Io stessa, prima di partire, ne ho letti diversi :-)
 
 
Giorno 1: mercoledì 1 novembre 2017
Ci svegliamo presto per arrivare a Linate entro le 7:30. Purtroppo l'aereo parte all'ora in cui sarebbe dovuto atterrare, ma niente di male: alle 12 siamo a Charles de Gaulle. Volo diretto con Easy Jet, acquistato su Expedia a un prezzo di circa 90 € a testa, andata e ritorno.
All'accoglienza turistica in aeroporto acquistiamo subito il Museum Pass, scegliamo quello valido 4 giorni, al prezzo di 62€ a testa (le bambine per fortuna entrano gratis in tutti i musei) e poi, alla biglietteria della stazione, il Pass Navigo Decouvert  - opzione Tous les zones al prezzo di 27€ a testa (purtroppo anche le bambine) che ci consentirà di utilizzare tutti i mezzi di trasporto, inclusi gli spostamenti aeroportuali, Versailles e Disneyland (mete che saltiamo; Parigi ha troppo da dare per perdere una giornata altrove).
Prendiamo la Rer B e in una mezz'ora siamo a Notre Dame. L'arrivo nella piazza è davvero di grande impatto.
 
 
 

Nonostante ci fossimo stati dieci anni fa, l'effetto è mozzafiato. Ci dirigiamo a piedi verso l'Hotel Des Nations St. Germain, prenotato anch'esso su Expedia a un prezzo di circa 100€ a notte; durante il tragitto, ci fermiamo a mangiare in una patisserie alcune baguette ripiene, croissant al prosciutto e rollé al salmone. L'hotel è un tre stelle molto carino, in zona quartiere latino e ben servito dai mezzi; depositiamo i bagagli, ci riposiamo un'oretta e alle quattro del pomeriggio siamo già fuori alla riscoperta di Parigi.
Il primo luogo che scegliamo di visitare è il Pantheon.
 
 
 
 
 
 
Visto da fuori, è davvero imponente. Entriamo saltando la fila, inaugurando così il nostro Museum Pass; partiamo dalle cripte, dove ci fermiamo a salutare due dei nostri scrittori preferiti: Victor Hugo e Alexandre Dumas, nonché gli immensi Voltaire e Maria Curie. Poi visitiamo la parte superiore che, rispetto all'esterno maestoso, sfigura un po'.
Le bambine insistono per andare subito alla Tour Eiffel, che è ciò che più conoscono; quando la vediamo in lontananza, tutta illuminata, ci convinciamo anche noi. Passiamo dalla bella zona di St German de Pres e poi prendiamo la metro. Arriviamo ai piedi della Tour Eiffel, ma rinunciamo a salire; c'è troppa fila e noi siamo stravolti.
Torniamo in hotel in metro fermandoci a mangiare per strada.
L'hotel è pulito e confortevole, ci stupiamo solo del fatto che nella capitale dell'amore i letti matrimoniali siano separati. 😅
 



Giorno 2: giovedì 2 novembre 2017
Ci svegliamo alle 9 dopo aver dormito magnificamente. Usciamo a fare colazione da Starbucks, poi passiamo dal Marcé Mouffetard e la Arene de Lutece, che sono proprio dietro l'albergo. Arriviamo a piedi a Ile St Louise - costeggiando la Sorbone, l'Istituto del Mondo Arabo e la Moscheae torniamo a Notre Dame. Visitiamo la cattedrale al suo interno, poi, vista la fila che il nostro Pass non ci concede di saltare, prenotiamo l'ascesa alle torri per le 15:30.
Pranziamo in un localino di fronte alla Saint Chapelle e andiamo a visitarla, estasiandoci per le vetrate davvero stupende.




Da lì ci spostiamo nell'adiacente Conciergerie, dove ci accoglie la sala medioevale più grande d'Europa e riviviamo la prigionia della Regina Maria Antonietta nei settantadue giorni precedenti la decapitazione. Concluse le due visite ci accorgiamo che mancano pochi minuti alle 15:30, così ci precipitiamo correndo verso la cattedrale, per la visita alle torri. La salita è un'esperienza molto suggestiva; i gargoyles visti da vicino fanno davvero impressione così come le campane gigantesche.





Il panorama di Parigi, da lassù, vale la piccola fatica dei molti gradini della scala a chiocciola, in alcuni punti leggermente claustrofobica.


 

Scesi dalla torre, andiamo a riposarci nel bel parco dietro Notre Dame; le bambine, instancabili, giocano con dei bambini di altre nazionalità.
Da lì, decidiamo di dirigerci al Musée D'Orsay, che il giovedì è aperto fino a tardi. Scegliamo di dirigerci a piedi, percorrendo il lungosenna nell'ora in cui la città si illumina e diventa d'oro; ci fermiamo sulla sponda opposta a quella del Louvre ad ammirarne la facciata e due cigni che fanno la toilette a riva.




 
L'Orsay è un elegante museo costruito all'interno di un'antica stazione ferroviaria. Facciamo il giro delle sculture al piano terra, ceniamo nel bar all'interno e poi saliamo al secondo piano a sbalordirci con gli impressionisti, partendo da Manet, Monet, Renoir per finire con Degas, Gauguin e l'immenso Van Gogh. 




 
Torniamo in hotel in metro, ammirando alcune stazioni bellissime, pure loro.
Parigi è chic pure nei sotterranei.

 

Giorno 3: venerdì 3 novembre 2017
Al mattino torniamo a far colazione da Starbuks, passando dalla suggestiva Place de la Contrescarpe e di nuovo dal mercato di Muffetard. Dopo la colazione andiamo a farci una spremuta al market Paris Prix e prendiamo anche i tramezzini per il pranzo.
Arriviamo a Montmartre a mezzogiorno passato, il tempo per lasciar fare qualche giro sulla giostra alle bambine e raggiungere la basilica du Sacré Coeur.





Impagabile il pranzo sui gradini con vista su una Parigi lievemente appannata dalla foschia. Chissà che panorama con il cielo limpido, ma il cielo limpido a Parigi richiede un miracolo maggiore della giornata soleggiata che ci è capitata.




Il clima è mite, è una meraviglia passeggiare per le strade di questo bellissimo quartiere. Presa la sinistra della basilica, ci soffermiamo ad ammirare i pittori con i loro quadri in Place du Tertre; da lì scendiamo lentamente verso la parte bassa della butte, passando da Place Aimée dov'è situata la curiosa statua di un uomo che sembra uscire dal muro, alcune piazzette magnifiche con i fisarmonicisti, e il muro dei TI AMO - che sembra una grande lavagna, niente di che - dove ci fermiamo qualche minuto a far giocare le bambine.






Dopo una merenda supergolosa passiamo dal Mouline Rouge




e poi ci spostiamo, con la metropolitana, nell'immensa Place de la Concorde, dove la Regina Maria Antonietta venne decapitata insieme ad altri poveri cristi meno degni di nota. Da lì, si ha un bel colpo d'occhio sugli Champs Elysées e l'Arc De Triomphe, che rinunciamo a visitare poiché dieci anni prima non ci avevano affatto entusiasmato.





Preferiamo dirigerci nella direzione opposta e addentrarci nel Jardin de Tuilieres, vastissimo, dove le bambine trascorrono una mezzora giocando con gli animali del laghetto. Giusto perché abbiamo il Pass, decidiamo di fare un giro veloce all'Orangerie, dove ci sono delle meravigliose tele giganti delle ninfee di Monet, e poi, attraversando il parco in tutta la sua lunghezza, sbuchiamo al Louvre, dove avremmo voluto visitare le antichità egizie, ma il venerdì quel settore è chiuso, così ci "accontentiamo" della stupefacente Venere di Milo, Amore e Psiche, la Monnalisa. Ceniamo all'interno del museo e poi torniamo stravolti in hotel.


 


Giorno 4: sabato 4 novembre 2017
Dopo la solita colazione, prendiamo la metro e scendiamo a Bastille, dove la Bastiglia si conferma uno dei più grandi monumenti MANCANTI del mondo. (Come il colosso a Rodi, che delusione!)
Comunque noi lo sapevamo; siamo andati lì per visitare il Marais :-) 





Ci rechiamo subito nella prestigiosa Place des Vosges, e da lì iniziamo il nostro bel giro in questo che è uno dei quartieri più incantevoli della città. Zona stupenda, che ricorda la Parigi antica così come la immaginiamo. Sempre per via del Pass, ci concediamo un giro al Museo Picasso, pensando di starci dieci minuti (era fuori dal programma) e invece ci intrattiene per più di due ore. Usciti da lì ci dirigiamo verso il Louvre dove vogliamo tornare a vedere le antichità egizie; dato che pioviggina e le previsioni non sono buone, ci orientiamo sui musei.




Passiamo dal Pompidou promettendo di tornarci dopo qualche ora, visto che il sabato è aperto anche di sera; visitiamo la fontana Stravinsky purtroppo in stato di pietoso abbandono e senz'acqua; ci fermiamo in zona Forum des Halles, dove le bambine giocano in un parco ispirato alla giungla e noi ci riposiamo. Inizia a piovere così ci precipitiamo nell'impressionante piazza sotterranea, crocevia di quasi tutte le linee  metropolitane di Parigi; per raggiungere quella che ci interessa percorriamo più di un chilometro sottoterra. Torniamo al Louvre, che è aperto fino alle 6, dopodiché, stanchi dei due musei decidiamo di portare le bambine a salutare l'immenso albero di Natale chiamato Tour Eiffel, rinunciando così, a malincuore, al Pompidou, che dieci anni prima ci era piaciuto molto.

Prima di raggiungere la torre, passiamo a guardare da fuori l'incantevole Opèra di Parigi.
Dopo una fila non troppo lunga e una serie di controlli antiterrorismo - lo stato di allerta a Parigi in questo periodo è altissimo - saliamo in cima alla Tour Eiffel prendendo due ascensori; uno spettacolo indescrivibile. La torre dondola un po', l'altezza è vertiginosa, l'aria lassù è tagliente, Parigi è tutta dorata... viviamo delle sensazioni che non dimenticheremo mai più.
Una volta scesi, aspettiamo il rintocco delle 9 per vederla in versione scintillante e poi ci incamminiamo verso l'hotel, mangiando un ottimo hot dog per strada.




 

Giorno 5: domenica 5 novembre 2017
Lasciamo l'hotel a malincuore e ci dirigiamo con i nostri trolley nel bel Jardin des Plantes, che scopriamo essere dietro l'hotel. 




Lo attraversiamo infreddoliti, c'è il sole ma le temperature sono precipitate; ammiriamo le svariate piante del giardino botanico e poi, con un bus, ci rechiamo al Jardin du Luxemburg ad ammirare il parco in cui Cosette e Marius si incontrarono, in quel capolavoro intitolato "Les Miserables".




Pranziamo in zona, purtroppo fa freddissimo e non ci godiamo il parco come avremmo voluto; con diversi mezzi di trasporto ci rechiamo al Hard Rock Caffè per i souvenir, ma rispetto a quello di New York risulta deludente, infatti non compriamo niente. Da lì andiamo a salutare il centro di Parigi, versiamo il nostro fiume di lacrime e riprendiamo la RER B, direzione aeroporto CDG.
L'aereo parte puntuale, balla un po' all'atterraggio per via del maltempo. Dimentico i passaporti a bordo, aspetto in zona bagagli che me li riconsegnino; alle 9 siamo a casa.
Mi sarebbe piaciuto visitare il Cimitero Père Lachaise, Palace Garnier al suo interno: ho due validi motivi per tornare a Parigi, magari tra dieci anni (a meno che non decida di trasferirmici prima. La famiglia sarebbe anche d'accordo :-)
Se non risulterà troppo esoso, alloggerò nell'incantevole zona del Marais (la prima volta eravamo stati in una suggestiva Montmartre, incantevole ma un po' troppo decentrata. Ottima la posizione scelta questa volta, nel quartiere latino. Ma il Marais, così come St Germain Le Pres, non è affatto male.)

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