martedì 27 gennaio 2015
venerdì 16 gennaio 2015
Anti-storia d'amore in chiave fantasy
Ho ricominciato a scrivere.
Riparto dalla storia che molto tempo fa mi suggerì che FORSE, anziché i soliti diari e poesiole, avrei potuto scrivere un... ROMANZO.
Progetto antichissimo - 13 anni - storia volendo ancora attuale; una storia che non ho più molta voglia di raccontare, anche perché non mi emoziona come un tempo... Ma devo metterla giù, se voglio andare avanti. Il libro è già quasi tutto lì, scritto in molti anni, con uno stile che è cresciuto con me, e non saprei dire se è migliorato... insomma io stessa non sono più quella di un tempo. Più o meno interessante, più o meno -MENO - in forma.
Chissà cosa ne verrà fuori.
Ma c'è un filo conduttore.
Inizialmente era più una storia d'amore al contrario, un amore che diventava odio, ma sta prendendo un'inaspettata piega fantasy/onirica. Chissà dove andrà a finire. So solo che sembra scritta da tre persone diverse. E considerando che ogni 5 anni il corpo si rinnova completamente, ci sta che tre Stefanie diverse - ma con i medesimi ricordi - emergano.
Un'anti-storia d'amore in chiave fantasy.
Intanto vado avanti, spero di concluderlo entro l'anno e magari di trovare un editore disposto a pubblicarlo.
Altrimento lo lascerò riposare (in pace) ma COMPIUTO nel cassetto.
Amen.
Riparto dalla storia che molto tempo fa mi suggerì che FORSE, anziché i soliti diari e poesiole, avrei potuto scrivere un... ROMANZO.
Progetto antichissimo - 13 anni - storia volendo ancora attuale; una storia che non ho più molta voglia di raccontare, anche perché non mi emoziona come un tempo... Ma devo metterla giù, se voglio andare avanti. Il libro è già quasi tutto lì, scritto in molti anni, con uno stile che è cresciuto con me, e non saprei dire se è migliorato... insomma io stessa non sono più quella di un tempo. Più o meno interessante, più o meno -MENO - in forma.
Chissà cosa ne verrà fuori.
Ma c'è un filo conduttore.
Inizialmente era più una storia d'amore al contrario, un amore che diventava odio, ma sta prendendo un'inaspettata piega fantasy/onirica. Chissà dove andrà a finire. So solo che sembra scritta da tre persone diverse. E considerando che ogni 5 anni il corpo si rinnova completamente, ci sta che tre Stefanie diverse - ma con i medesimi ricordi - emergano.
Un'anti-storia d'amore in chiave fantasy.
Intanto vado avanti, spero di concluderlo entro l'anno e magari di trovare un editore disposto a pubblicarlo.
Altrimento lo lascerò riposare (in pace) ma COMPIUTO nel cassetto.
Amen.
venerdì 19 dicembre 2014
- 7 giorni: La "cosa" più bella della mia vita
Arrivata senza farsi pregare, senza scomodare gli angeli, senza uccidermi di dolore.
La mia rosellina d'aprile.
Dolce da quando ha visto il mondo, buona come suo padre, mai scassato le palle una volta in 3 anni e 8 mesi.
Solo a pronunciare il suo nome mi sciolgo:
GIULIA ROSE.
Dolce come il nome che porta, qualunque dolore o preoccupazione io abbia, basta un suo abbraccio per farmi passare tutto.
Da grande inventerà una professione: farà l'abbracciatrice e manterrà tutta la famiglia.
Perché con il padre violinista, la madre scrittrice, la sorella maggiore pittrice... l'unica nostra speranza è riposta in lei, con i suoi abbracci.
Avrà un suo studio, accoglierà i pazienti con un camice lilla.
"Cosa sono quegli occhi tristi?"
"Sa, dottoressa, mi va tutto storto".
Lei allarga le sue braccia, e abbraccia, e consola, e perdona, abbraccia, consola.
"Mi sento meglio, dottoressa. Non so come ringraziarla. Quanto le devo?"
"Sono 50 euro, grazie"
"Ma che, sta scherzando?? Io gliene do 200. Ci vediamo la prossima settimana."
La nostra abbracciatrice professionista, con gli abbracci che curano l'anima.
Con quei suoi due occhi grigi dalla profondità infinita, un cuoricino al posto delle labbra, quel suo modo di parlare...
Qualcuno mi raccolga.
La mia rosellina d'aprile.
Dolce da quando ha visto il mondo, buona come suo padre, mai scassato le palle una volta in 3 anni e 8 mesi.
Solo a pronunciare il suo nome mi sciolgo:
GIULIA ROSE.
Dolce come il nome che porta, qualunque dolore o preoccupazione io abbia, basta un suo abbraccio per farmi passare tutto.
Da grande inventerà una professione: farà l'abbracciatrice e manterrà tutta la famiglia.
Perché con il padre violinista, la madre scrittrice, la sorella maggiore pittrice... l'unica nostra speranza è riposta in lei, con i suoi abbracci.
Avrà un suo studio, accoglierà i pazienti con un camice lilla.
"Cosa sono quegli occhi tristi?"
"Sa, dottoressa, mi va tutto storto".
Lei allarga le sue braccia, e abbraccia, e consola, e perdona, abbraccia, consola.
"Mi sento meglio, dottoressa. Non so come ringraziarla. Quanto le devo?"
"Sono 50 euro, grazie"
"Ma che, sta scherzando?? Io gliene do 200. Ci vediamo la prossima settimana."
La nostra abbracciatrice professionista, con gli abbracci che curano l'anima.
Con quei suoi due occhi grigi dalla profondità infinita, un cuoricino al posto delle labbra, quel suo modo di parlare...
Qualcuno mi raccolga.
martedì 16 dicembre 2014
- 10 giorni: LUI
E poi a un certo punto, quando mi convinco che l'intero universo maschile sia uno schifo, arriva lui.
I suoi predecessori gli hanno steso metri e metri di tappeto rosso, suonato trombe, liberato colombe.
Lo conosco in maniera miracolosa, poi lo incontro a una festa in casa mia, negli unici sei mesi in cui vivo da sola.
La gentilezza fatta persona, così a modo che penso che sicuramente è gay, come tutti gli uomini migliori.
Ma il giorno dopo mi telefona, al mio compleanno mi fa gli auguri suonandomi al telefono una musichetta al pianoforte che fa partire il fax...
Mi invita a festeggiare con lui e i suoi amici il capodanno, alla festa sono tutti gay.
Dopo due giorni lo invito a cena a casa mia, scongelo due confezioni di salti in padella - a ventinove anni cucinavo così - poi andiamo dalla mia amica sposina giù al primo piano, che mi dice "questo è il migliore di tutti" e io le rispondo "ma non siamo insieme, è gay".
E invece aveva ragione lei.
Dopo sei mesi vivemao insieme, io intanto aspettavo che tirasse fuori il lato brutto del suo carattere.
Dopo 11 anni, di cui 10 e mezzo di convivenza e due figlie, sono ancora qui che aspetto.
Giorgio, l'uomo più gentile dell'universo, il più felice, buono - non gli ho mai sentito dire una cattiva parola su nessuno - onesto, umile, fantasioso, leggero, ironico, intelligente, dolce, carismatico, è il mio uomo.
E io, che sono sempre scontenta di tutto, non sono scontenta di lui.
Anzi, mi ripeto che non lo merito.
Che la mattina si sveglia un'ora prima per preparare la colazione a me e alle bambine, che mi vizia in tutti imodi, che mette la mia felicità prima della sua. Che mi dice che è felice delle bambine, ma che più di tutto è felice di me.
Non lo merito, ma ringrazio la vita, che è stata molto gentile con me :-)
Dal mio romanzo inedito:
I suoi predecessori gli hanno steso metri e metri di tappeto rosso, suonato trombe, liberato colombe.
Lo conosco in maniera miracolosa, poi lo incontro a una festa in casa mia, negli unici sei mesi in cui vivo da sola.
La gentilezza fatta persona, così a modo che penso che sicuramente è gay, come tutti gli uomini migliori.
Ma il giorno dopo mi telefona, al mio compleanno mi fa gli auguri suonandomi al telefono una musichetta al pianoforte che fa partire il fax...
Mi invita a festeggiare con lui e i suoi amici il capodanno, alla festa sono tutti gay.
Dopo due giorni lo invito a cena a casa mia, scongelo due confezioni di salti in padella - a ventinove anni cucinavo così - poi andiamo dalla mia amica sposina giù al primo piano, che mi dice "questo è il migliore di tutti" e io le rispondo "ma non siamo insieme, è gay".
E invece aveva ragione lei.
Dopo sei mesi vivemao insieme, io intanto aspettavo che tirasse fuori il lato brutto del suo carattere.
Dopo 11 anni, di cui 10 e mezzo di convivenza e due figlie, sono ancora qui che aspetto.
Giorgio, l'uomo più gentile dell'universo, il più felice, buono - non gli ho mai sentito dire una cattiva parola su nessuno - onesto, umile, fantasioso, leggero, ironico, intelligente, dolce, carismatico, è il mio uomo.
E io, che sono sempre scontenta di tutto, non sono scontenta di lui.
Anzi, mi ripeto che non lo merito.
Che la mattina si sveglia un'ora prima per preparare la colazione a me e alle bambine, che mi vizia in tutti imodi, che mette la mia felicità prima della sua. Che mi dice che è felice delle bambine, ma che più di tutto è felice di me.
Non lo merito, ma ringrazio la vita, che è stata molto gentile con me :-)
Dal mio romanzo inedito:
2
Aveva conosciuto
Giorgio tre mesi prima su internet; non in uno di quei siti appositamente
dedicati agli incontri di coppia, figurarsi, Giulia quei covi di assatanati li
evitava come la peste.
Giorgio
aveva trovato il suo blog per caso; era una calda notte di fine estate, e lui era
incappato per sbaglio in una sua poesia mentre navigava alla ricerca di nuove
idee per la creazione di un sito web. Non era solito lasciare segni dei suoi
passaggi virtuali negli innumerevoli siti in cui scivolava, ma quella volta gli
sfuggì un breve commento, al quale lei non esitò a rispondere.
Giulia si
stupì molto per quell’incontro, così gli chiese come avesse fatto a sbucare dal
nulla in quel modo. Era davvero
impossibile scovare quel suo rifugio segreto, a meno che non se ne conoscesse
il link.
Lui le rispose
con una lunga lettera, in cui le parlò del nulla…
Così,
quasi senza accorgersene, si trovarono a scriversi delle
e-mail a cadenza settimanale, in cui lui le raccontava del suo amore per la
musica e lei gli parlava di poesia.
A nessuno dei due era venuto in mente di invitare
l’altro a prendere un aperitivo, ad esempio, per incontrarsi davvero, sebbene
abitassero ad una trentina di chilometri di distanza. Fino a quando non si
scambiarono un invito nello stesso identico istante.
Erano trascorsi quattro mesi da quel loro fortuito
incontro, e mentre lui le scriveva che il ventitré dicembre avrebbe suonato col
suo Quartetto a Milano, e la invitava al concerto, lei, nello stesso momento,
lo invitava alla festa che aveva organizzato proprio per quella sera a casa
sua.
Era evidente che la vita aveva scelto per loro una
data; avrebbe potuto evitare, però, di comunicarlo a entrambi nello stesso
identico istante!
Decisero così, rigorosamente tramite e-mail, che si
sarebbero incontrati dopo il concerto di Giorgio, alla festa di Giulia.
Così Giulia arrivò alla sera di quel ventitré
dicembre, maledicendo Fabrizio e fantasticando su Giorgio.
3
Tre ore prima dell’inizio della festa, Giulia si
trovava in fila alla cassa del supermercato vicino casa, con un carrello
strapieno di cibarie, dieci persone in fila prima del suo turno e un tempo
d’attesa di almeno mezz’ora. Aveva pochissimo tempo per correre a casa, dare
una rassettata generale, preparare tartine e dolcetti, spargere le candele e
accogliere gli ospiti!
Ma anche quella volta il tempo fu clemente con lei.
Era una sua qualità innata quella di riuscire ad
arrivare sempre puntualissima, nonostante i contrattempi, ai suoi appuntamenti.
Alle dieci di sera, quando iniziarono ad arrivare
gli ospiti, aveva appena passato il rossetto sulle labbra, e ogni cosa era
magicamente al suo posto.
Iniziò a convincersi di avere la capacità soprannaturale
di rallentare il tempo, e poi dilatarlo; di volgerlo insomma sempre a suo
favore. Anche sforzandosi non riusciva proprio a trovare un’altra spiegazione a
quell’altalena temporale!
Gli ospiti iniziavano ad arrivare, a processione.
Dapprima le amiche, coi loro complimenti di routine
come-hai-addobbato-bene-casa, che-bella-cera-che-hai, cosa affatto vera poiché
la sua stanchezza era evidente anche con due centimetri di fondotinta; poi
arrivarono i ragazzi, prima i suoi amici, poi gli amici delle mie amiche.
Ma l’ospite più atteso tardava ad arrivare e
l’ansia saliva vertiginosamente. Era il suo primo appuntamento al buio!
Tutto ciò che conosceva di quell’uomo era il suo
nome, Giorgio, che di mestiere faceva il violinista - qualcosa che apparteneva
a un’altra epoca, così affascinante! - che aveva praticamente la sua stessa età
e non abitava molto distante da lei.
Non riusciva a immaginarselo fisicamente, non aveva
mai visto una sua foto né sentito la sua voce. Si erano scritti una quindicina
di e-mail in quei mesi, nelle quali entrambi avevano evitato di descriversi esteriormente
ma dalle quali era trapelata una rara gentilezza di lui… qualcosa a cui lei non
era abituata.
In genere chiunque la incontrasse la invitava a
uscire il giorno dopo; lui non lo aveva fatto. Era questo che più di tutto la
incuriosiva.
Non sapeva se fosse un bel ragazzo o meno, e
nemmeno se fosse già impegnato. Ovviamente sperava che fosse bellissimo e
single… in qualunque caso sarebbe diventato importante per lei. Non le fosse
piaciuto fisicamente – o fosse stato sposato - sarebbe diventato quantomeno il
suo migliore amico.
Poco prima della mezzanotte suonò il citofono.
Dall'altra stanza le sue amiche cinguettarono Giulia-corri-sono-arrivati!,
oddio-che-emozione-che-emozioooneee!, e lei corse, il tempo le venne incontro rallentando
impercettibilmente… riprese fiato, rispose:
«venite!» con forse troppo entusiasmo.
Ebbe giusto
un attimo per guardarsi allo specchio: i capelli non le stavano affatto
bene, e quegli occhi stanchi… le ricordarono gli occhi che aveva giurato di non
volere rivedere mai più!
Li aveva truccati troppo.
Sei mesi… erano trascorsi appena sei mesi dalla
fine dell’incubo.
Come era riuscita a fuggirne?
Abbassò lo sguardo.
Si guardò nuovamente allo specchio, con una
tristezza infinita.
Ne era fuggita davvero, o stava solo sognando?
Giulia-vieni-sono-arrivati! Provò a scuoterla
Michela.
Giulia guardò sua sorella, riflessa nello specchio.
La vide svanire.
Due mani le cinsero la vita.
Un bacio sul collo.
«Sei bellissima», le sussurrò David, sfoggiando il suo sorriso migliore, «stasera faremo scintille.»
Giulia odiava quel sorriso.
Giulia odiava Los Angeles.
sabato 13 dicembre 2014
- 13 giorni: mio padre
Mio padre.
L'uomo più intelligente e irascibile dell'universo.
Buono, calmo, la voce sottile, poi d'un tratto va in escandescenza e diventa un demonio.
Un'indole complicata, zitto per ore, fa di quelle sparate da lasciare a bocca aperta.
Increduli.
Non possono uscire da lui certe bestialità.
Gentile, a modo, umile.
Lo dissero una volta di me, che ero come i gattini. Che stanno lì buoni buoni poi di colpo ti saltano agli occhi e ti sfregiano senza pietà.
Mio padre, la persona che mi assomiglia più di tutte.
Stesso caratteraccio, stesso viso.
Stesso intuito, intelligenza, stesso senso degli affari.
Anche se io, di tutto questo non me ne farò mai nulla.
Decimo di dieci figli, arrivato quando mia nonna sperava di essere in menopausa, nacque alla fine della seconda guerra mondiale. In una famiglia che aveva fatto la fame, vissuto il terrore, ma che a lui - il piccolo di casa - diede il meglio.
Il meglio di niente.
Ma sono le intenzioni che contano, il più delle volte.
Visse in Sicilia fino a dodici anni, si trasferì in Romagna con la sua famiglia dove fece il contadino, e poi dai diciassette a Milano, dove iniziò a lavorare il ferro. Conobbe mia madre e la sposò, nel frattempo avviò un'attività in proprio che ancora esiste, e andrebbe a gonfie vele se non fosse per questa maledetta crisi.
Due occhi verdi che mia madre vede azzurri, una fronte spazioooosa, il naso aquilino.
Rughe portate con orgoglio, la schiena dritta, le mani consumate dal lavoro.
Le nostre litigate a tavola sono memorabili.
Due fulmini che si scontrano con la stessa potenza.
La vita si è divertita regalandoci lo stesso carattere ma le idee opposte.
Abbiamo dato di quegli spettacoli io e lui...
Molte cose non gli ho mai perdonato, altrettante non le ha perdonate a me.
Senza dubbio mi ha evitato di compiere numerosi sbagli, con quei suoi modi poco raccomandabili, ma me ne ha fatti fare altrettanti, nell'idiota tentativo di vendicarmi di lui.
Come quando iniziai a fumare. Lo feci per fargli un dispetto, ma in realtà il dispetto lo stavo facendo a me stessa.
Mi ha permesso di vivere una vita agiata, evitato la disperazione, fatto sorridere quando ero giù, demoralizzata quando ero su, amata SEMPRE.
E io l'ho amato, odiato, ammirato, disprezzato, maledetto, benedetto.
C'è da diventare pazzi con lui!
Lunatico, bisbetico, insostituibile padre.
Unica immagine allo specchio che mi è sopportabile.
L'uomo più intelligente e irascibile dell'universo.
Buono, calmo, la voce sottile, poi d'un tratto va in escandescenza e diventa un demonio.
Un'indole complicata, zitto per ore, fa di quelle sparate da lasciare a bocca aperta.
Increduli.
Non possono uscire da lui certe bestialità.
Gentile, a modo, umile.
Lo dissero una volta di me, che ero come i gattini. Che stanno lì buoni buoni poi di colpo ti saltano agli occhi e ti sfregiano senza pietà.
Mio padre, la persona che mi assomiglia più di tutte.
Stesso caratteraccio, stesso viso.
Stesso intuito, intelligenza, stesso senso degli affari.
Anche se io, di tutto questo non me ne farò mai nulla.
Decimo di dieci figli, arrivato quando mia nonna sperava di essere in menopausa, nacque alla fine della seconda guerra mondiale. In una famiglia che aveva fatto la fame, vissuto il terrore, ma che a lui - il piccolo di casa - diede il meglio.
Il meglio di niente.
Ma sono le intenzioni che contano, il più delle volte.
Visse in Sicilia fino a dodici anni, si trasferì in Romagna con la sua famiglia dove fece il contadino, e poi dai diciassette a Milano, dove iniziò a lavorare il ferro. Conobbe mia madre e la sposò, nel frattempo avviò un'attività in proprio che ancora esiste, e andrebbe a gonfie vele se non fosse per questa maledetta crisi.
Due occhi verdi che mia madre vede azzurri, una fronte spazioooosa, il naso aquilino.
Rughe portate con orgoglio, la schiena dritta, le mani consumate dal lavoro.
Le nostre litigate a tavola sono memorabili.
Due fulmini che si scontrano con la stessa potenza.
La vita si è divertita regalandoci lo stesso carattere ma le idee opposte.
Abbiamo dato di quegli spettacoli io e lui...
Molte cose non gli ho mai perdonato, altrettante non le ha perdonate a me.
Senza dubbio mi ha evitato di compiere numerosi sbagli, con quei suoi modi poco raccomandabili, ma me ne ha fatti fare altrettanti, nell'idiota tentativo di vendicarmi di lui.
Come quando iniziai a fumare. Lo feci per fargli un dispetto, ma in realtà il dispetto lo stavo facendo a me stessa.
Mi ha permesso di vivere una vita agiata, evitato la disperazione, fatto sorridere quando ero giù, demoralizzata quando ero su, amata SEMPRE.
E io l'ho amato, odiato, ammirato, disprezzato, maledetto, benedetto.
C'è da diventare pazzi con lui!
Lunatico, bisbetico, insostituibile padre.
Unica immagine allo specchio che mi è sopportabile.
sabato 6 dicembre 2014
- 20 giorni: L'altra parte di me
La Stefania che appartiene al mio primo ricordo.
Ci sono io, una bambina qualunque, che scappa dalla mano del nonno e attraversa una strada correndo; Ninetta e Lisa che attraversano un attimo prima di me, si voltano, urlano: non passareeeeeeeee.
Ricordo l'impatto, un rumore che mi entra dentro, un calore alla testa, vedo tutto rosso. Tutto rosso e poi tutto nero. E poi vedo una bambina per terra, la vedo dall'alto, avvolta nel buio. E' per terra, in posizione fetale. La osservo meglio. Sono io! Ma come posso essere laggiù, e allo stesso tempo quassù?
Questo è il mio primo ricordo.
Da allora molte volte mi accadono cose inspiegabili, ma reali, come reale fu quello sdoppiamento.
Ad esempio, ma non mi accade da tempo, sento i miei custodi.
Li chiamo così, perché istintivamento penso che siano dei miei antenati - sono antichissimi - ed esistano per custodire me. Magari non solo me, ma sicuramente ANCHE me. E ogni volta in cui mi succede qualcosa che stravolge la mia esistenza, un evento potentissimo che magari può sembrare banale ma per me è di importanza vitale, loro si manifestano. Non so se li ho sempre accanto e solo in alcuni momenti riesco a sentirli. O se vengono a trovarmi ogni tanto. Non so esattamente nemmeno che forma abbiano, cosa realmente siano. Conosco però le sensazioni che mi trasmettono. E cioè... calore. Senso di protezione. Come se qualcuno mi sussurrasse "non avere paura, non sei sola. Ci siamo noi qui con te".
Ma loro non parlano. Quando li sento - nel dormiveglia - loro ci sono e basta. La loro penombra è una luce fioca che da sul giallo, giallo scuro. Ed è come se stessero festeggiando. Sono sempre in una stanza accanto alla mia, e in genere festeggiano. Festeggiano i miei passaggi importanti, credo. L'ultima volta riuscii a percepirli quando arrivò Giorgia. Non sapevo ancora di essere incinta, forse non lo ero ancora, forse festeggiarono la rinascita della mia bambina dentro di me. Forse l'accompagnarono loro, forse uno di loro si rincarnava, so che si manifestarono per molte notti di seguito. E io quasi mi spaventai. Pensai che fossero venuti a prendermi - perché so che sarà così: quando arriverà il mio momento, verranno a prendermi - e invece erano venuti a portarmi lei :-)
Tutte le cose strane che mi accadono, mi succedono sempre nel dormiveglia. Quando il mio corpo è addormentato e probabilmente la mia mente è persa in qualche sogno. Ma quella parte di me, la terza, è sospesa e ricettiva.
Come quando percepii il funerale di mia nonna un mese prima che morisse. Vidi chi c'era e chi non c'era, e il giorno del suo funerale, c'erano e non c'erano le persone che già sapevo.
Come quando quella notte mi ritrovai per aria, vagavo per le stanze... guardai Giorgia che dormiva nel suo lettino, vidi me stessa abbracciata a Giorgio, sbirciai Giulia Rose di 4 mesi che dormiva nel mio pancione. Sorrisi. Era una femmina!
Ma quel sorriso non era mio.
Ridevo con la bocca di Michela.
Il mio corpo addormentato aprì gli occhi. Vide una luce bianca sopra di se, come il flash di una fotocamera. Un flash che fece il giro della stanza e volò via, alla velocità della luce.
Urlai.
Poi piansi.
Poi dissi a Giorgio che Miki non c'era più.
A volte sento il profumo di mia nonna da sveglia. Allora chiudo gli occhi e lo seguo. E ogni volta che li riapro, sono sotto la sua foto in camera mia.
A volte chiudo gli occhi e vedo dei paesaggi nitidi, mai visti prima, ma che mi danno un tale conforto, un tale senso di CASA, che in questo mondo non ha eguali.
A volte incontro dei volti che mi guardano mentre dormo. Non sono quelli dei miei custodi. Se solo trovassi il coraggio di chiedere loro cosa vogliono. Se solo potessi fare qualcosa per loro.
A volte qualcuno mi soffia sul volto, ma non c'è nessuno. Allora mi rilasso e respiro quell'aria fresca e leggera che sa di respiro di neonato.
A volte...
A volte, sono anche così.
Ci sono io, una bambina qualunque, che scappa dalla mano del nonno e attraversa una strada correndo; Ninetta e Lisa che attraversano un attimo prima di me, si voltano, urlano: non passareeeeeeeee.
Ricordo l'impatto, un rumore che mi entra dentro, un calore alla testa, vedo tutto rosso. Tutto rosso e poi tutto nero. E poi vedo una bambina per terra, la vedo dall'alto, avvolta nel buio. E' per terra, in posizione fetale. La osservo meglio. Sono io! Ma come posso essere laggiù, e allo stesso tempo quassù?
Questo è il mio primo ricordo.
Da allora molte volte mi accadono cose inspiegabili, ma reali, come reale fu quello sdoppiamento.
Ad esempio, ma non mi accade da tempo, sento i miei custodi.
Li chiamo così, perché istintivamento penso che siano dei miei antenati - sono antichissimi - ed esistano per custodire me. Magari non solo me, ma sicuramente ANCHE me. E ogni volta in cui mi succede qualcosa che stravolge la mia esistenza, un evento potentissimo che magari può sembrare banale ma per me è di importanza vitale, loro si manifestano. Non so se li ho sempre accanto e solo in alcuni momenti riesco a sentirli. O se vengono a trovarmi ogni tanto. Non so esattamente nemmeno che forma abbiano, cosa realmente siano. Conosco però le sensazioni che mi trasmettono. E cioè... calore. Senso di protezione. Come se qualcuno mi sussurrasse "non avere paura, non sei sola. Ci siamo noi qui con te".
Ma loro non parlano. Quando li sento - nel dormiveglia - loro ci sono e basta. La loro penombra è una luce fioca che da sul giallo, giallo scuro. Ed è come se stessero festeggiando. Sono sempre in una stanza accanto alla mia, e in genere festeggiano. Festeggiano i miei passaggi importanti, credo. L'ultima volta riuscii a percepirli quando arrivò Giorgia. Non sapevo ancora di essere incinta, forse non lo ero ancora, forse festeggiarono la rinascita della mia bambina dentro di me. Forse l'accompagnarono loro, forse uno di loro si rincarnava, so che si manifestarono per molte notti di seguito. E io quasi mi spaventai. Pensai che fossero venuti a prendermi - perché so che sarà così: quando arriverà il mio momento, verranno a prendermi - e invece erano venuti a portarmi lei :-)
Tutte le cose strane che mi accadono, mi succedono sempre nel dormiveglia. Quando il mio corpo è addormentato e probabilmente la mia mente è persa in qualche sogno. Ma quella parte di me, la terza, è sospesa e ricettiva.
Come quando percepii il funerale di mia nonna un mese prima che morisse. Vidi chi c'era e chi non c'era, e il giorno del suo funerale, c'erano e non c'erano le persone che già sapevo.
Come quando quella notte mi ritrovai per aria, vagavo per le stanze... guardai Giorgia che dormiva nel suo lettino, vidi me stessa abbracciata a Giorgio, sbirciai Giulia Rose di 4 mesi che dormiva nel mio pancione. Sorrisi. Era una femmina!
Ma quel sorriso non era mio.
Ridevo con la bocca di Michela.
Il mio corpo addormentato aprì gli occhi. Vide una luce bianca sopra di se, come il flash di una fotocamera. Un flash che fece il giro della stanza e volò via, alla velocità della luce.
Urlai.
Poi piansi.
Poi dissi a Giorgio che Miki non c'era più.
A volte sento il profumo di mia nonna da sveglia. Allora chiudo gli occhi e lo seguo. E ogni volta che li riapro, sono sotto la sua foto in camera mia.
A volte chiudo gli occhi e vedo dei paesaggi nitidi, mai visti prima, ma che mi danno un tale conforto, un tale senso di CASA, che in questo mondo non ha eguali.
A volte incontro dei volti che mi guardano mentre dormo. Non sono quelli dei miei custodi. Se solo trovassi il coraggio di chiedere loro cosa vogliono. Se solo potessi fare qualcosa per loro.
A volte qualcuno mi soffia sul volto, ma non c'è nessuno. Allora mi rilasso e respiro quell'aria fresca e leggera che sa di respiro di neonato.
A volte...
A volte, sono anche così.
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