lunedì 10 agosto 2026

Francia estate 2026. Giorno 5: Parigi


Il nostro ultimo giorno a Parigi è trascorso nel segno del relax, anche se abbiamo fatto anche oggi 19.000 passi cioè 13 Km. Ma era iniziato anche bene, stamattina siamo usciti io e Giorgio a vedere il parco qua vicino che si è rivelato un vero e proprio incanto col laghetto e il tempio giapponese. Ad un certo punto sembrava un giga-giardino zen.

Abbiamo pranzato a casa e fatto riposino e poi siamo usciti tutti e quattro verso le 4 alla volta di Montmartre. Siamo scesi alla fermata di Blanche per iniziare il giro dal Moulin Rouge, ricordandoci solo in quel momento che la prima volta che venimmo a Parigi - 1 novembre 2007 - alloggiammo proprio in quella zona. Così siamo andati a vedere se esisteva ancora l'hotel des Arts e con nostra grande sorpresa l'abbiamo trovato ancora lì!

Siamo saliti fino al Sacre Coeur stupendoci ad ogni passo, peccato la marea umana e a tratti il caldo, siamo rimasti un po' sulle scale della basilica ad ammirare Parigi dall'alto, e poi siamo scesi dalle gradinate passando dal muro dei TI AMO che ha deluso tutti perché inaccessibile per via del palazzo in ristrutturazione.



Lì abbiamo preso la metro e siamo tornati verso la tour Eiffel, scendendo a Solferino e facendo la via Saint Germain, poi un tratto di Senna fino al Musee d'Orsay e da lì a sinistra verso Les Invalides che vedevo per la prima volta soltanto allora. C'era un pratone con l'erba soffice dove c'era gente sdraiata qua e là, chi faceva ginnastica, chi faceva acrobazie, così ci siamo buttati in mezzo anche noi e che relax! Io ho fatto per la prima volta il saluto al sole all'aria aperta (vedi mio canale YouTube), a piedi scalzi, ed è stato spettacolare. Mi sono riconciliata con l'universo.



Poi siamo andati alla Tour Eiffel che Giorgia voleva vederla al tramonto ed effettivamente è stato stupendo. Abbiamo poi mangiato ad una specie di festa messicana in zona Troccadero e abbiamo visto il gioco di luci delle 22.00. Dopodiché ci siamo incamminati verso casa, peccato solo la metro sovraffollata e senza aria condizionata che è stata un po' pesantina ma alla fine ce l'abbiamo fatta a tronare a casa senza svenire. 



E ora siamo qui, nel nostro bell'appartamento "Le Jourdain" che ci promettiamo che ogni volta che torneremo a Parigi alloggeremo qui, negli Appart-Hotel Adagio del XIX Arrondissement. Fuori c' è un bel venticello e lo stormire delle foglie sembra la voce di Parigi che ci dice: Au revoir!



Non ho mai amato tanto questa città come in questi giorni. Penso a Pina che avrebbe tanto desiderato vederla ma non ci è riuscita. Spero l'abbia vissuta attraverso i miei occhi e la mia gioia. Miki è sempre con me!

domenica 9 agosto 2026

Giorno 4: DISNEYLAND




 Per fare felice Giulia, che ce lo chiede da un po', abbiamo scelto di trascorrere il nostro quarto giorno di vacanze a Disneyland. Siamo qui in machina perciò questa mattina intorno alle 8 l'abbiamo tirata fuori dal garage in cui l'abbiamo messa il giorno in cui siamo arrivati e non più  toccata. In 40 minuti eravamo al parcheggio Disney e con 20 minuti di camminata assistita con tapis roulant (che funzionavano bene all'andata ma non al ritorno) siamo riusciti a spaccare il minuto di apertura e cioè alle 9:30 eravamo dentro. Siamo entrati prima nel parco classico, quello con i castelli ed effettivamente  ci è piaciuto di più. Il primo impatto è stato quello di trovarsi dentro un set televisivo, siamo andati subito al castello delle principesse, simbolo della Disney e oggettivamente me lo immaginavo più grande. Però carino, le ragazze erano tutte emozionate.

Abbiamo iniziato il giro dalla parte western, volevamo fare un giro sulle rapide con ma la giostra si è rotta praticamente subito, così siamo andati alla casa dei fantasmi, carina ma niente di che. Da lì ci siamo spostati verso la giungla e la giostra del pirata dei caraibi, anche quella carina ma niente a confronto delle attrazioni degli Universal Studios di Los Angeles. Abbiamo poi fatto un giro nel labirinto di Alice nel paese delle meraviglie per poi tornare al castello principale e andare nei sotterranei a vedere il drago, molto realistico (qualche bambino piangeva).

Abbiamo mangiato i nostri panini ai piedi del castello e poi abbiamo deciso di cambiare parco. Giulia voleva a tutti costi  andare nella giostra degli Avengers in cui io mi sono rifiutata di andare. Troppo adrenalinica. Prima però siamo andati a vedere lo spettacolo di Topolino e il mago in cui abbiamo visto Cenerentola, Belle e la favola del re Leone e Aladdin. E' stato molto bello.

Mentre Giorgio e Giulia facevano la fila per la loro giostra degli Avengers, io e Giorgia siamo andate a mangiarci una crepe e abbiamo fatto un giro tra Toy Story, Ratatuille e Cars fino ad arrivare alla villaggio di Frozen dove abbiamo trovato delle panchine all'ombra su cui riposarci. Poi sono arrivati Giulia e Giorgio delusi perché anche la giostra degli Avengers aveva avuto problemi e li hanno fatti scendere. Così abbiamo mangiato un gelato e siamo andati a fare il trip road di Cars che è stato molto carino con la scena del fuoco e dell'acqua che sembrava ribaltare il nostro vagone (vedi video sul mio canale youtube). Poi abbiamo saputo che la giostra degli Avengers era stata ripristinata, così i due pazzerelli ci sono tornati e io e Giorgia siamo state in giro per il parco a cazzeggiare finché i due sono tornati un po' shackerati. Giorgio ha detto di aver detto addio alle montagne russe, io l'addio l'ho detto da un pezzo. 

Anche oggi abbiamo camminato moltissimo, circa 12 chilometri, domani ce la prenderemo un po' più con calma anche perché quando ho organizzato la vacanza non avevo fatto i conti con i miei 51 anni suonati e ieri notte non riuscivo a dormire per il dolore alle gambe.

Questa sera prenderò una Tachipirina 1000 e buonanotte Paris!

sabato 8 agosto 2026

Francia estate 2026. Giorno 3: PARIGI




Oggi è stato un giorno faticosetto, io e Giorgio abbiamo fatto 25.000 passi, cioè 17 Km a piedi. L'errore è stato andare in mattinata a piedi al cimitero Père Lachaise, che è stato bellissimo ma dista un paio di chilometri da qui che è il XIX Arrondissement e il cimitero è al XX. Poi lì abbiamo camminato tanto  perdendoci tra le tombe una più affascinante dell'altra e cercando quelle che ci interessavano, nello specifico: Oscar Wilde, Chopin e Jim Morrison. Davanti alla tomba di Chopin Giorgio mi ha fatto ascoltare il Notturno ed è stato stupendo, forse l'abbiamo evocato ma sembrava di averlo lì accanto a noi. Wilde neanche a dirlo, avrei riempito di baci la barriera di plexiglass che gli hanno messo intorno per evitare che la gente riempisse di baci la tomba come era già accaduto un tempo. Questa scultura a forma di angelo moderno che mi sembrava una specie di dio egizio, ciò che lui è per me: un Dio. Gli ho chiesto di trasmettermi un briciolo del suo talento. E infine Jim Morrison, una tenerezza con quella tombina abbandonata mezza sfondata. Poi abbiamo visto la tomba di un giornalista 21enne, Victor Noir, divenuto il simbolo della lotta politica francese, la cui statua che lo ritrae sdraiato, appena morto ammazzato, è bellissima ma un po' usurata però in alcune imbarazzanti parti del corpo perché dicono porti fortuna palparlo o baciarlo sulle labbra. Mi sono ovviamente rifiutata di sfiorarlo e gli ho augurato il più dolce degli eterni riposi.






Siamo tornati a casa verso le due e le ragazze si erano appena svegliate, la sera prima abbiamo fatto le due di notte. Noi abbiamo dormicchiato un paio d'ore, loro si sono preparate e alle 4 siamo usciti alla volta dell'Il de France. La temperatura nel frattempo è notevolmente aumentata passando dal freschino del mattino allo sciogliersi al sole, infatti davanti alla cattedrale di Notre Dame (che mi è sembrata più mastodontica del solito) siamo quasi morti di caldo. Da lì siamo andati al Louvre cercando l'ombra come il pane, siamo stati un po' nelle sue due piazze e davanti alla piramide di vetro, poi siamo andati oltre l'arco e abbiamo attraversato il jardin di Teuirelles dove a metà c'era la specie di mongolfiera con le fiamme alla base, simbolo delle Olimpiadi 2024. E da lì siamo andati fino all'obelisco di Place de la Concorde e alle Gallerie Lafayette dove però non siamo riusciti a raggiungere il terrazzo chiuso temporaneamente.






Siamo poi tornati a casa in metro, io praticamente zoppicando e ora siamo qui, dopo una buona cenetta cinese-parigina pronti ad andare a letto presto perché domani la sveglia per Disneyland suonerà presto :-)

venerdì 7 agosto 2026

Francia estate 2026. Giorno 2: PARIGI

Questa mattina ci siamo svegliati con calma, godendoci il freschino che entrava dalle finestre. La notte abbiamo sofferto un po' il caldo ma nella mattinata ci siamo addirittura coperti con il lenzuolino. Siamo partiti da Macon alle 11 e alle 16:30 siamo arrivati a Parigi dopo un viaggio piacevolissimo in un'autostrada che sembrava addentrarsi nei boschi. Gli alberi imponenti ci hanno ricordato che stavamo andando sempre più a Nord.





Arrivare a Parigi in auto è stato bello, arrivare in un appartamento anziché in un hotel come le altre volte ci ha dato l'illusione di vivere davvero a Parigi. L'appartamento era ancora in preparazione quando siamo arrivati, il proprietario si è scusato dicendo che aveva avuto qualche ritardo e ci ha chiesto una mezzora che abbiamo deciso di trascorrere nel parco qui vicino, il De Butters Chaumont, che è di una bellezza esagerata. Poi abbiamo fatto una spesina al vicino Auchan e siamo venuti a casa a riposarci un po'. Dopo una cena semplice con prosciutto e melone siamo usciti verso le 21:00 per andare a vedere la Tour Eiffel. Le giornate qui sono più lunghe, fa buio più tardi rispetto a Milano, così il primo spettacolo di luci ci sarebbe stato alle 22:00 ma siamo arrivati a Trocadero alle 22:05 perdendolo di un soffio. Così siamo rimasti un'oretta nella bellissima piazza piena di gente allegra fino alle 23:00 e dopo lo spettacolo di luci siamo tornati a casa ed eccoci qua.








Domani mattina lasceremo dormire le ragazze e io e Giorgio andremo al cimitero Père Lachaise, che ci siamo sempre persi ma non stavolta, anche perché è qui vicino. Poi nel pomeriggio faremo un giro in centro a vedere il Louvre da fuori - non siamo riusciti a prenotare l'ingresso - e tutto il resto. Però abbiamo prenotato Disneyland per la gioia di Giulia - Giorgia ne avrebbe fatto anche a meno - e ci andremo domenica.




L'avventura continua :-)

giovedì 6 agosto 2026

Francia estate 2026. Giorno 1: MACON

Quest'anno stiamo facendo un esperimento: trascorrere le ferie anziché al mare (in Calabria o a Marotta) in Francia, precisamente in Normandia, passando da Parigi.

Giorno 1: MACON

Siamo partiti questa mattina da Milano. L'idea era di fare il Frejus nel caso non ci fosse stato traffico  o passare dal lago di Moncenisio nel caso ci fosse stato traffico al Frejus. Visto che Google Maps non ha segnalato code abbiamo deciso per il Frejus, solo che ci siamo ritrovati al traforo del Monte Bianco senza sapere il perché con un' ora di coda per attraversarlo. E vabbè, siamo arrivati a Macon in 7 ore anziché 5 ma il viaggio è stato piacevolissimo per via dei paesaggi delle Alpi che sono a dir poco incantevoli, la Valle d'Aosta è stupenda dall'autostrada, non oso immaginarla addentrandosi.







A Macon siamo andati dritti al nostro alloggio pagato 115 Euro per una notte. Abbiamo scelto questa tappa per spezzare il viaggio fino a Parigi che proseguiremo domani (Parigi dista da qui circa 400 Km), Oggi pomeriggio dopo un breve riposino siamo andati a Macon centro, un posticino carino, senza infamia né lode (è attraversata da un bel fiume, credo la Loira, ha una cattedrale stupenda e una casa di legno con sotto un bar davvero particolare), l'abbiamo girata in un'oretta e siamo rientrati alla casetta dove abbiamo cenato grazie alla presenza della cucina. In realtà abbiamo scelto quello che ci andava in un Carrefour e l'abbiamo scaldato al microonde, è stata una cenetta golosa e tutto sommato economica. Dobbiamo iniziare a risparmiare che 16 notti in Francia potrebbero essere un po' troppo dispendiose. Solo Disneyland ci costerà 540 Euro, ma è meglio che non ci pensi o cambio idea e Giulia poi chi la sente!



Domani proseguirò il mio racconto del viaggio verso Parigi e l'arrivo al nostro appartamento al 19esimo arrondissement. Le ragazze non stanno nella pelle e, anche se per me è la terza visita a Parigi negli ultimi 20 anni, non sto nella pelle anch'io :-)












mercoledì 31 dicembre 2025

Ciao 2025



Come dicevo qualche giorno fa, mi verrebbe da maledire questo 2025 che mi ha portato via una delle persone più importanti della mia vita: zio Giuseppe. Con lui mi sembra di aver perso di nuovo la zia, che finché lui era qui riuscivo a vederla nelle sue espressioni del viso, nei suoi occhi. A volte quando andavo via da casa sua mi chiamava per chiedermi se la zia fosse venuta con me, perché era lì fino a un attimo prima, seduta accanto a me mentre bevevo il caffè. Con la perdita dello zio li ho persi entrambi e non posso definirmi orfana, perché i genitori grazie al cielo li ho, ma è così che mi sento. 

Eppure il 2025 non è stato  solo l'anno della perdita ma è stato anche l'anno dell'amore. Lo zio si è rotto il femore a febbraio e fino a giugno mi sono dedicata anima e corpo a lui. Ho fatto di tutto per non farlo sentire mai solo e mio marito a casa e mio fratello al lavoro hanno fatto di tutto per sopperire alle mie mancanze. Mia madre mi è stata molto vicina, mi ha aiutata lavando gli indumenti dello zio e accompagnandomi quando poteva nelle varie strutture in cui era ricoverato. Mia zia Antonietta mi ha sostituito nei giorni in cui ero particolarmente incasinata e non trovavo nessuno che andasse a trovarlo. Sapeva che non volevo che lo zio restasse neanche un giorno da solo senza visite. Senza moglie né figli il rischio era altissimo. 

I compagni di stanza e di corsia di mio zio sono stati la mia forza, la mia medicina contro la disperazione. Giacomo in particolare mi accoglieva tutte le mattine con un sorriso e mi faceva compagnia e mi confortava quando piangevo e mi faceva riflettere quando lo accompagnavo in carrozzina a bere un caffè o a prendere una boccata d'aria all'esterno. Giacomo con cui stracciavamo tutti a scala quaranta e che quando lo zio se n'è andato mi ha abbracciato piangendo. Giacomo, 91 anni, quanto gli ho voluto bene. Peccato che non mi riconosca più, forse piangeva per quello; sapeva che a breve mi avrebbe dimenticato. 

Grazie alla tragedia dello zio ho potuto vivere l'anno più pieno d'amore della mia vita. Gli ingranaggi della macchina che si era messa in moto per accompagnare lo zio alla fine della sua vita erano lubrificati dall'Amore di tutti, ed è così che dovrebbe andare il mondo. Tutti al servizio di tutti. Tutti legati da affetto profondo e rispetto e pietà. 

Sogno un futuro così anche se già negli ultimi tempi tutto è cambiato.

La tragedia del genocidio Palestinese è la prova che viviamo in modo sbagliato, creiamo confini dove dovrebbero esistere solo orizzonti. Ancora si prova a sterminare una popolazione, si uccidono bambini che sono Dio sulla Terra, come ai tempi di Hitler, sotto gli occhi di tutti i governi che si definiscono "civili" ma sono invece disumani e complici. E noi siamo impotenti.

Regnano gli egoismi ma io ho assaporato l'amore disinteressato, che è L'UNICO AMORE POSSIBILE, anche se per pochi giorni. Basterebbero poche ore per cambiare il corso degli eventi ma l'amore non è un dono per tutti. Lo zio l'ha donato a me e gliene sarò per sempre grata. Quel suo ultimo saluto lo porterò dentro finché vivrò.

Dopo pochi giorni dalla sua scomparsa è arrivata Athena e l'ho preso come un regalo da parte sua. Un modo per farmi tornare a ridere. Quando la zia si suicidò, nel 2019, arrivò Lola. Quando lo zio ha scelto spontaneamente di andarsene, smettendo di mangiare, è arrivata Athena; non può essere un caso.

Quest'anno ho ricominciato a giocare nella mia squadra. L'avevo persa e mi ero allontanata a causa di una brutta persona che per fortuna ha poi lasciato la squadra consentendomi di tornare. E siamo tornati a giocare insieme, perfino a Cesenatico, ed è stato bellissimo.

Ho fatto una crociera con la mia famiglia dopo tanti anni e ho visitato per la prima volta Atene, da cui ha preso il nome la mia dolce Athena.

Ho mandato per la prima volta un inedito a un'agenzia letteraria e mi ha risposto di aver riscontrato in me molto talento. Non me l'aspettavo, non pensavo neanche di averne dopo le critiche ricevute negli ultimi anni. Sto facendo le modifiche richieste, dopodiché verrà proposto ai grandi editori. Se non verrà selezionato pazienza, comunque lo auto pubblicherò su Amazon e vedrà la luce. Non vedo l'ora perché ce l'ho in ballo da qualche anno ed è il libro dedicato ai miei zii.

Le mie nipoti hanno compiuto 18 anni, mio nipote Paolo si è laureato, Giulia ha iniziato la prima superiore, ho dato a Giorgia il permesso di fare il primo tatuaggio e lei dopo qualche giorno mi ha detto che assomiglio ad Angelina Jolie; ho letto "Il giocatore" di Dostoevskij e "Chiedilo alla polvere" di Fante, ho ricominciato a lavorare tutto il giorno, ho ricominciato a pregare, ho conosciuto le strutture per anziani da vicino e sarà lì che andrò a fare volontariato quando avrò del tempo da dedicare agli altri o quando sarò disperata. Non c'è modo migliore per essere felici che fare qualcosa per gli altri. Il Bene che si fa ritorna sempre.

Ho frequentato anche quest'anno il Centro Sophia e trovato sempre più conferme del fatto che l'essenziale è invisibile agli occhi. Che la realtà in cui viviamo la percepiamo in maniera molto limitata. Che dobbiamo uccidere i nostri egoismi per fare emergere la nostra essenza ed essere finalmente liberi.

Ho compiuto 51 anni ed è stato meno traumatico dell'anno scorso.

Il 2026 sarà il mio anno, non so in che senso, ma sarà così.

Buon anno a tutti 

martedì 17 giugno 2025

Occhi di Cielo


Lo zio non c'è più. Lui amava vivere, non sopravvivere. Alla fine si è lasciato andare. 

Il 24 febbraio è caduto in casa, si è rotto il femore. Non so se sia caduto perché aveva dimenticato la caffettiera sul fuoco e questa aveva iniziato a fondersi e produrre esalazioni tossiche. Oppure è caduto e non è riuscito a spegnere il gas. Fatto sta che quando sono arrivata a casa sua, lui era per terra e la casa era satura di fumo.

E' stato operato al CTO dove è rimasto ricoverato fino al 18 marzo; purtroppo dopo l'intervento ha avuto una serie di infezioni - tra le quali la polmonite - che l'hanno costretto a letto e gli hanno fatto perdere molto peso. Già lì temevo che si stesse lasciando andare, era totalmente inappetente, depresso, in un mese non l'avevano messo in piedi una volta. Prima di dimetterlo vedeva i nostri parenti defunti, me li nominava tutti, zio Giovanni, zio Salvatore, diceva che erano lì con lui e che li avrebbero dimessi con lui. Inoltre era completamente disorientato, a tratti pensava di trovarsi in carcere, anche a causa delle sbarre nel letto. Si sentiva imprigionato e gli infermieri erano per lui dei secondini.

Da lì è stato trasferito per un mese e mezzo al Redaelli di Milano/Bande Nere. Anche lì ha avuto altre infezioni, anche lì abbiamo temuto che si lasciasse andare a causa dell'inappetenza. Chiedeva spesso della zia - morta ormai da sei anni - mi implorava di dirle di chiamarlo, che non trovava più il suo numero. Non voleva che stesse in pensiero per lui. Allora gli avevo portato alcune foto di lui insieme alla zia, ma a causa di quelle si era convinto di essere a casa sua e non in un reparto d'ospedale. Diceva: "Stefy, vai a prendere le sedie in cucina e fai sedere gli ospiti", riferendosi ai parenti del signore con cui condivideva la stanza. Diceva di uscire quotidianamente, di camminare e correre senza problemi e di guidare per andare a fare la spesa. Invece faceva poca riabilitazione e non riusciva neanche a stare seduto in carrozzina senza sostegni. Il 31 marzo se n'è venuto fuori con: "La signora mi ha detto che domani mi trasferiscono", e io: "Quale signora?" e lui, ridendo: "Ma come quale signora? La conosciamo tutti, la signora!". Quando gli ho chiesto dove pensava di trasferirsi visto che non riusciva neanche a scendere dal letto da solo, aveva l'ossigeno al naso, le flebo e il catetere, lui mi ha risposto: "Ma Stefy, non lo capisci? Devo trasferirmi a livello esistenziale". Abbiamo trascorso un primo aprile da incubo, ma forse lo zio aveva solo voluto farci uno scherzo, un pesce d'aprile coi fiocchi, non so quanto consapevolmente.

Da Bande Nere è stato dimesso il 6 maggio e trasferito al Redaelli di Vimodrone; io avevo acceso diversi ceri alla Madonna e presentato molte domande perché ciò accadesse. Il Redaelli di Milano era davvero molto lontano da casa mia e per andare a trovarlo mi partivano interi pomeriggi mentre qui a Vimodrone riuscivo ad andare a trovarlo due volte al giorno senza dover perdere giornate di lavoro o fare eccessivi sacrifici e per me era una festa. Anche lui era molto contento, gli piaceva la stanza che dava sul giardino - c'erano due pioppi che gli ricordavano il  suo paese natale, che si chiama Pioppo - e il compagno di stanza, Giacomo,  a cui io mi sono molto affezionata e che vado ancora a trovare.

A fine maggio purtroppo gli è tornata l'infezione intestinale, una recidiva di Clostridium, ed è stata la fine. In quei giorni Giacomo mi aveva detto di aver visto una donna bellissima entrare nella stanza, in piena notte, e accostarsi al letto dello zio. Io ho pensato subito alla zia e ho iniziato a tremare. Intanto il poco appetito che aveva era sparito del tutto. Dovevamo fare i salti mortali per fargli mangiare un cucchiaio di pastina, e quando lo mandava giù sembrava ingerisse veleno. Ha iniziato a ripetere: "Devo tornare a casa, Stefy". Poi: "Devo rimandare di 48 ore la partenza, ma è ora di andare Stefy". Ha smesso del tutto di mangiare, poi ha rifiutato le pillole, poi l'acqua. A smesso di muovere un braccio e poi ha perso l'uso della parola. Un giorno riusciva a dire solo "mamma", poi "mia", poi "oooooohhh". Poi ha smesso di stringere le mani. Un pomeriggio i suoi occhi scuri sono diventati inspiegabilmente azzurri e ha smesso di vedere il visibile; ha iniziato a vedere l'invisibile. Quella sera, dopo un pomeriggio di visite - una fiumara umana di amici e parenti - quando gli ho detto: "Zio vado a casa, ci vediamo domani mattina", con uno sforzo estremo è riuscito a tirare giù lo sguardo dal soffitto e ha centrato il mio sguardo. I suoi occhi scuri erano di un azzurro mai visto, il volto trasfigurato, splendeva come un angelo. Con quel volto celestiale sovrapposto al suo, mi ha guardato negli occhi - i suoi occhi ridevano - e chissà quante cose mi ha detto. Ci siamo guardati senza parlare per dieci minuti davanti allo sguardo attonito di Giorgio che non capiva che cosa stesse accadendo. 

La mattina dopo era in coma. In coma, con gli occhi aperti. L'ho implorato tutta la mattina di chiuderli e riposare, non batteva le palpebre. Gli occhi erano sbarrati, sembrava voler guardare in faccia la morte. Gli occhi erano tornati ad essere del suo colore naturale, scuri; la sua anima bellissima, che mi aveva salutato la sera prima, non c'era più. Il pomeriggio ha finalmente chiuso gli occhi e abbiamo chiamato il prete per l'estrema unzione. Non avrebbe dovuto superare neanche quella notte, ma lui ne ha superate altre due. La sera prima di morire aveva il volto della serenità. Poi la mattina del 6 giugno, poco dopo le 12:00, ha smesso di respirare. Senza rantoli, senza sussulti, ha solo smesso di respirare. Il suo corpo, che si era messo in autoconservazione, si è spento.

E' stata una settimana che non dimenticherò finché vivrò. Trascorrevo con lui tutto il giorno, dalla mattina alla sera. Quando veniva a trovarlo qualcuno lasciavo la stanza e andavo a farmi coccolare dai vecchietti del reparto. Mi asciugavano le lacrime e poi mi chiedevano di giocare a carte con loro. Giacomo, in carrozzina, mi chiedeva di accompagnarlo al bar per un caffè; una volta lì mi ricordava di mangiare. Gli infermieri mi portavano di nascosto bicchieri pieni di orrendo tè caldo a limone. E adesso mi manca mio zio e mi mancano i miei amici anziani, con cui ho intrattenuto i più bei discorsi degli ultimi decenni. E ho dentro un vuoto terribile.