venerdì 27 maggio 2016
Bestiario del condominio
Perché alle volte per divertirsi davvero, non serve inventarsi chissà cosa. Basta andare a una riunione condominiale! E allora troveremo il vicino che chiede il permesso di sparare ai gatti del dirimpettaio, o il Sig. Rossi che chiede al Sig. Bianchi di insegnare al suo cane a orinare sulle proprie gomme dell'auto e non su quelle altrui! E la quarantenne dell'ultimo piano che si lamenta dei piccioni che trascorrono le giornate sul suo davanzale, con la battutina in sottofondo che "se la signora avesse un compagno, la smetterebbe di fare "birdwatching"..."
C'è da scompisciarsi dalle risate. Davvero imperdibile.
martedì 17 maggio 2016
Valutazioni incipit io scrittore 2016
| 5.67 | Personaggio strano Rosa, la protagonista. Sciocca e credulona a volte, incline all'innamoramento facile, ma allo stesso tempo molto critica; un personaggio nel quale si nota una incoerenza, un contrasto, tra sua intelligenza e la sua stupidità. Mi è sembrata poco "vera " come personaggio" e non mi ha trasmesso simpatia ne empatia. Però il tutto incuriosisce. Nel complesso la narrazione è godibile, scorrevole. Qualche piccola fatica a seguire tutti i personaggi " buttati " nella mischia. Alla fine il mio giudizio è positivo, leggerei volentieri il resto. |
| 5.67 | Complimenti innanzitutto per l’assenza di refusi ed errori grammaticali. La storia è interessante e dal principio si comprende il dramma che coinvolge la protagonista di una coppia male assortita. È introdotto l’elemento mistero che induce curiosità nel lettore: cosa sarà successo a questa ragazza? Che viene ripreso successivamente: “Sei mesi… erano trascorsi soltanto sei mesi dalla fine dell’incubo.” Purtroppo ho rilevato, a mio personalissimo parere, una scrittura acerba poco adatta a un romanzo destinato al grande pubblico. In particolare: nel capitolo “Giorgio, il violinista”, riguardo il racconto nel blog, ho avuto la sensazione di leggere più una poesia infantile in rima piuttosto che un racconto. Secondo me si potrebbe anche toglierlo del tutto e riassumerlo. La descrizione della vita di Rosa, mi è sembrata un elenco: “anche lei viveva ancora con i genitori, etc.”; tutte queste info potrebbero essere inserite nel contesto, per esempio: - quando si parla delle amiche alla festa, si potrebbe dire che erano le sue compagne di università con le quali “due sere alla settimana giocava a pallavolo”. Tralasciando “in una bella squadretta di Milano” che è un’informazione inutile per il lettore. Certo che se la protagonista vive a Milano, la squadretta non può essere di Asti. - “Adorava spiccare”; “Era mozzafiato”: non scriverlo! Fallo intuire dai suoi gesti, da come si veste, dalla sensualità che emana, da come parla. Vista l’attenzione che l’autrice (intuito giusto?) ha posto nella rilettura del suo incipit, consiglio di leggerlo nuovamente un periodo per volta, rivedendo e riadattando la scrittura. Mi son piaciute le parti dalle quali si evince la personalità di David, proprio dai suoi movimenti e non da una elencazione: “David si appoggiò con le spalle all’albero…” etc.- e anche dalle sue parole e dai suoi pensieri. Buoni anche i passaggi: - “sapeva esattamente cosa dire - e soprattutto non dire - al momento giusto.Così quando arrivò il momento del dire, fece…” - “Tornò con lo sguardo sul proprio volto. I contorni si fecero ondulati, l’immagine perse nitidezza.” - “Intuì che sarebbe stato meglio per lei sedersi. Non era mai stata molto stabile sui tacchi, tantomeno lo sarebbe stata a seguito di certe dichiarazioni.” (qui senza fare un elenco si capisce che è in piedi e cosa indossa) Eliminerei tutti i: praticamente, ebbene sì, in genere, se non altro, da piccola aveva stabilito, per questo non erano un granché, cioè sognavano, in pratica, tipo lei, in particolar modo. Sono certa che lavorandoci su ne uscirà un bel libro. |
| 9.33 | Per questa storia non ho critiche, bensì solo complimenti. Appena ho letto la sinossi mi è subito piaciuto, e una volta inziato a leggerlo mi ha completamente rapito. Molto intenso e affascinante, non ho potuto fare a meno di finirlo tutto d'un fiato. Un genere che solitamente neanche desta la mia attenzione, mi ha fatto ricredere con questa storia, che non vedo l'ora di poter continuare. |
| 6.33 | Incipit ben scritto, senza errori e. I personaggi sono ben descritti, ma il passaggio temporale che c'è nella narrazione anzichè incuriosire il lettore finisce per confonderlo, inserendo personaggi che non si riescono a collocare nella storia. Inoltre non capisco le allusioni al tempo che rallenta: avviene realmente così (si tratta quindi di un libro fantasy) o il tutto è solo un modo di dire? |
| 5.33 | Luoghi comuni: il poliziotto meridionale ignorante, i desideri femminili moderni che non tengono conto dei sentimenti maschili. Si tratta di una storia tutta al femminile, con pochi elementi realistici. Le donne non hanno problemi di vita e sembrano vivere in un mondo beato in cui l’unica preoccupazione è fare coppia col più fico. Come al solito, il tutto viene coronato negli Stati Uniti, come nel più classico luogo comune, e la storia culmina nella droga e nella degradazione sessuale. C’è ben poco di originale o innovativo. |
| 5.00 | Le prime frasi del tuo incipit mi hanno ricordato lo stile di Baricco in "Oceano mare" e "Seta", mi sono piaciute molto. Dopo quel bell'inizio interessante, invece, sono rimasta molto delusa, perchè la storia è risultata banale e priva di una trama concreta. Inoltre non hai curato nè la descrizione delle ambientazioni nè, tantomeno, quella dei personaggi principali, elementi fondamentale per creare il legame lettore/libro. Sono sicura che puoi fare di meglio, considerato il bell'inizio, prova a lavorarci ancora un pò su. In bocca al upo! |
| 5.00 | Cara/o collega, il tuo scritto non mi ha entusiasmato particolarmente. La trama è un po' scontata per quello che ho letto e la capacità descrittiva è abbastanza elementare e semplicistica. Mi dispiace. |
| 4.00 | In qualche modo ricorda la sceneggiatura di un film, dove la confusione regna sovrana. Le scelte di impaginazione non aiutano a leggere agevolmente il testo, ma anche la sintassi, i dialoghi, non mi hanno ispirato la curiosità di proseguire con la lettura. Magari leggendolo tutto potrei cambiare opinione, ma per ora non mi piace. Proporrei come prima cosa di impaginarlo diversamente. |
| 5.00 | L'incipit de "Il guardiano delle rose", se di per sé può non essere significativo, potrebbe però già delineare la linea strutturale del racconto. La storia, come da sinossi, appare solida e sicuramente avrà dei contenuti emotivi importanti. Quello che però risalta, almeno in questa parte del lavoro, è un linguaggio didascalico e poco evocativo, sicuramente semplice e, a mio personale avviso, non ancora all'altezza delle intenzioni dell'autore/autrice. Certi termini elementari, certe espressioni piuttosto abusate in certa narrativa e luoghi comuni potrebbero essere facilmente sostituite con altre di sicuro impatto. Personalmente rinuncerei all'espressione in versi e agli inserimenti in corsivo. Un giusto lavoro di editing potrebbe aiutare il giusto spessore dello scritto a venire fuori. |
| 8.00 | Incipit molto bello, sentito, vibrante, mi è piaciuto lo stile di scrittura, mi sono piaciuti i protagonisti e la profonda introspezione psicologica e sarei molto curiosa di sapere come andrà a finire. Complimenti! :) |
| 5.67 | La sinossi mi rievoca alla mente Rose Madder, di King, anche qui una protagonista che si chiama Rosa, un compagno violento, gli States, una fuga, il soprannaturale che corre in aiuto della protagonista, statue al posto di un quadro, idea non originalissima quindi, ma che ha una sua dimensione. Venendo all’incipit il prologo è interessante anche se troppo rarefatto, sembra quasi un insieme di Haiku. La prosa è discreta, tagliente, viziata forse dalla ricercatezza un po’ esasperata di periodi eccessivamente brevi, che sono ottimi, se non si supera un certo limite. Dalle prime pagine si nota però quanto la narrativa sia versata troppo su pensieri e considerazioni della protagonista e troppo poco sulla descrizione di luoghi e tempi in cui questa si muove, tanto che mi appare come una figura costantemente sospesa nelle sue riflessioni, senza capire com’è in realtà e dove si trova. Procedendo le descrizioni continuano a latitare, gli altri personaggi sono insulsi e pure il personaggio di Rosa è identificato quasi solo dai suoi pensieri, e poi la frammentazione si fa eccessiva; anche se l’autore mostra un certo stile e del talento, la storia sembra proprio non funzionare. |
| 5.00 | La trama di questo romanzo mi è sembrata schematica, priva di intrecci e punti di snodo. Un racconto monocorde, nessun acme e nessun sussulto. La storia non è originale, i protagonisti sono privi di personalità e si limitano più che a narrare a esporre il loro punto di vista. La scrittura non decolla |
lunedì 9 maggio 2016
Festa della mamma 2016
Questo è un giorno in cui siamo tutte le migliori mamme del mondo, per non parlare delle NOSTRE mamme! Tutte imbattibili. Per fortuna non esiste la festa dei figli, finirebbe a rissa. Sono stufa di queste gare. Di queste ostentazioni di affetto. Mia madre è una che non sa dire "ti voglio bene" ma mi ospita tutti i giorni a pranzo, e cucina certi manicaretti che dicono più di mille parole. Cosa dovrei farle, una statua o dei manifesti perché anziché girare il mondo ha dedicato cinque anni della sua vita alle mie figlie, prima che iniziassero le scuole?
No, nessuna statua e nessuna ostentazione, anche se sono qui grazie a lei, sono FELICE anche grazie a lei, sono così paziente con le mie figlie - alias, non le strozzo - anche PER lei. Lei c'è sempre, non solo oggi! C'è sempre e c'è sempre stata. Ci sarà sempre e io sono la solita contraddizione vivente, ogni tanto bestemmio e la mattina sono l'ultima ad alzarmi dal letto. Quindi se proprio volete festeggiare le mamme, fatelo in un giorno "normale", come sono "normale" io. Senza manifesti, mi basta un sorriso e un minimo di gentilezza. Se proprio adorate questa festa, siate gentili tutti i giorni, con ogni donna che incontrare. Perché ogni donna è una madre e se non lo è, merita un briciolo di riguardo in più.
W la mamma sempre :-)
martedì 26 aprile 2016
Uno, nessuno e centomila
Quante volte ci è capitato di voler vedere noi stessi da fuori, cioè con gli occhi di chi ci circonda? Io l'ho desiderato molte volte, soprattutto qualche anno fa, quando facevo dell'aspetto fisico una questione di vita o di morte. Volevo vedermi con occhi estranei e dunque capire chi fossi realmente. Perché ciò che penso io di me stessa è una questione del tutto parziale, e soprattutto a livello estetico sono la persona che mi conosce meno. Molte volte ho sognato di cogliermi di sorpresa e non riconoscermi, e quando questo è accaduto devo ammettere che è stato agghiacciante. Ho incontrato la mia immagine riflessa in uno specchio, ero in un negozio, molto distratta da una lunga fila di sandali. Insomma mi sono ritrovata davanti me stessa, ho sorriso gentilmente a quell'immagine, scansandomi per lasciarla passare. Quando il mio cervello ha messo a fuoco quel volto mi si è come ghiacciato il sangue. E' stato spaventoso. Innanzitutto perché se il mio cervello si fosse svegliato una frazione di secondo dopo mi sarei schiantata contro uno specchio, e poi perché è stata la prima volta che mi sono vista da fuori. Ero così distratta da quei meravigliosi sandali che non ho espresso alcun parere a riguardo. Ho notato solo questa donna con uno chignon, abbronzata (e io che mi immagino sempre pallida) con una fronte e degli occhi piuttosto sporgenti. Tutto sommato carina.
Quando ho raccontato questo episodio a mio marito, lui ha subito citato Pirandello, e il giorno dopo lo ha fatto la mia amica Lisa. Allora mi sono precipitata nella libreria di casa dove non poteva certo mancare qualche libro di Pirandello. Ed eccolo lì, ciò che cercavo.
La lettura non è stata semplice, innanzitutto per via dell'italiano parlato da Pirandello che è leggermente diverso da quello attuale. Vado in tilt quando incontro un Sì accentato al contrario, immaginate l'effetto che può farmi un guajo o un usurajo. Inoltre la storia non scorreva. Infatti più che un racconto, ci si trova di fronte a un'enorme riflessione sull' "io". In molte punti trovavo le mie stesse riflessioni nei ragionamenti di Pirandello, che se non sbaglio ha scritto quel libro a quarant'anni. All'incirca alla mia tremenda età di mezzo.
Spesso mi è capitato di pensare di avere dentro di me venti Stefanie diverse. Secondo lui, dovrebbero essercene molte di più. Con chiunque abbiamo a che fare, ci comportiamo in maniera diversa. Per cui mio marito (come la moglie di Pirandello) mi percepisce in un modo, il mio collega di lavoro e fratello in un altro, la mia amica Lisa in un altro, e il mio angioletto (Pagel) in un altro ancora. Quante Stefanie convivono dentro di me? Infinite. E quante ne esistono al di fuori? Altrettante, se non di più. Soprattutto oggi, in cui i social ci mettono in contato con centinaia di persone, il nostro "io apparente" si avvicina al centomila di Pirandello. Ma anche al nessuno. Perché se ognuno di quei centomila ci percepisce in un modo diverso, vuol dire che noi in realtà non esistiamo. In quanto molteplici, ci perdiamo l'UNO che ci rende qualcuno.
Più volte durante la lettura ho pensato che c'è da impazzire ad approfondire certi ragionamenti, ed effettivamente il personaggio del libro è impazzito sul serio. Confrontandolo al "Follia" di Mc Grath, penso che il vero libro degno di questo nome, sarebbe stato l'Uno, nessuno e centomila di Pirandello.
Un libro di cui ovviamente consiglio una lettura, e magari una rilettura se la prima lettura risale ai tempi del liceo.
La sconsiglio invece a chi come me - ma suppongo siamo in pochi - soffra di crisi di identità...
mercoledì 20 aprile 2016
Amleto
Il mio primo Shakespeare.
Sarà che l'ho visto rappresentato non so quante volte o che si tratta di una sceneggiatura e non di un romanzo, ma appena iniziavo a leggere mi ritrovavo catapultata in teatro. Un teatro vuoto con un palcoscenico brulicante tutto per me. Che fascino, che magia! Il re di Danimarca, lo spettro, la regina, Amleto!
Ho trovato in questo scritto un'ironia che purtroppo viene trascurata a teatro. Un senso dell'umorismo che non mi aspettavo da un uomo del 1600. E anche uno struggimento sfuggente; Amleto soffre per la morte del padre, si finge pazzo ma il quadro rimane protetto dalla finzione di cui è impregnato. "Questo è il teatro, bambina!" sghignazza William dall'alto dei cieli, qui tutto fa meno paura... il tradimento, la follia, la morte (SPOILER!! muoiono tutti), perfino il becchino riesce a cantare scavando la fossa di una giovane donna. E nessuno sviene di fronte a uno spettro.
Un gioco, un circo, una magia che allontana dalla realtà nuda e cruda: questa è l'opera di Shakespeare. Una lettura attraente come un sogno, che come esso incanta e implora di non essere dimenticato.
E chi lo dimentica??
lunedì 18 aprile 2016
Memorie dal sottosuolo
Memorie, ricordi di un'anima inquieta. Infelice, frustrata, confusa. Sembra lo sfogo di un quarant'enne. Come non capirlo.
Un Dostoevskij del tutto sconosciuto mi si è palesato davanti. Il romanzo è scritto in prima persona e almeno per una buona metà non ha trama. Un rigurgito di idee apparentemente sconnesse che trasmettono un vero senso di malessere. Lui, (chi?), non è stupido come tutti gli altri. E' un essere mentalmente superiore, cosa che lo rende consapevole della piccolezza della condizione umana. E allora forse è meglio non sapere. Perché se uno sa, compie le azioni peggiori. Io mi distinguo da voi, dunque mi autoflagello. La notte mi concedo le peggiori perversioni e il giorno vi sopporto in ufficio.
Non so, le continue contraddizioni a cui mi ha sottoposto mi hanno quasi fatto abbandonare la lettura. Ma poi, parlando con un amico l'ho citato. Ho citato Dostoevskij sostenendo che anche se la ragione ci imporrebbe di compiere ogni azione a nostro vantaggio, spesso è proprio lo svantaggio, l'agire per capriccio, a farci sentire vivi. Poter sbagliare, non seguire la strada più logica, prestabilita... la deviazione, questa sì che ci rende unici.
Quindi ho ripreso in mano il libro, che fortunatamente mi ha regalato una piccola storia. Quella di un ragazzo di venticinque anni che per capriccio si impone di uscire con dei vecchi amici, gente che non ha mai sopportato e dai quali è sempre stato ignorato. Ci esce forse per riscattarsi, per dimostrare loro la sua superiorità mentale e invece viene umiliato. Spende i pochi soldi di cui dispone per sentire tutto il peso - dal quale a tratti pare trarre piacere - del suo fallimento. Poi si ritrova con una prostituta che cerca di redimere col sapiente uso delle parole. E questa pare abboccare. Crede alle sue parole, ma quando si presenta da lui, viene insultata e umiliata. Per poi sparire nel nulla.
Davvero questo sembra un romanzo senza capo né coda, ma uno sfogo di Dostoevskij quarantenne non si discute. Quindi non vi dirò se mi è piaciuto o meno.
martedì 12 aprile 2016
#ioho20anni #iodonna
Vent'anni non li ho mai avuti, nemmeno a vent'anni. Ma ai tempi non ne facevo un cruccio. Avevo vent'anni! Oggi che non posso nemmeno pateticamente dire di averne venti per gamba, perché dovrei aggiungerne uno, mi chiedo attonita cos'ho fatto in tutto questo tempo. Com'è che è volato??
I primi capelli bianchi mi ricordano che qualche preoccupazione l'ho avuta.
Le rughe d'espressione mi suggeriscono che ho riso e pensato molto. La mia ex quarta di seno, che ho allattato due figlie. Le mie ginocchia, che ho camminato molto. La schiena quella no, mi faceva già male a quindici anni.
Ma gli occhi... sono sempre quelli. Lo sguardo di chi ha sempre voglia di prendere la direzione sbagliata anche se conosce perfettamente quella giusta, anche se sa, che si sfracellerà contro un muro. Perché quella possibilità, anche se disastrosa, la farà sentire viva, libera, leggera, ventenne!
A differenza degli specchi e del tempo, i miei occhi dicono sempre la verità.
I primi capelli bianchi mi ricordano che qualche preoccupazione l'ho avuta.
Le rughe d'espressione mi suggeriscono che ho riso e pensato molto. La mia ex quarta di seno, che ho allattato due figlie. Le mie ginocchia, che ho camminato molto. La schiena quella no, mi faceva già male a quindici anni.
Ma gli occhi... sono sempre quelli. Lo sguardo di chi ha sempre voglia di prendere la direzione sbagliata anche se conosce perfettamente quella giusta, anche se sa, che si sfracellerà contro un muro. Perché quella possibilità, anche se disastrosa, la farà sentire viva, libera, leggera, ventenne!
A differenza degli specchi e del tempo, i miei occhi dicono sempre la verità.
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