lunedì 26 aprile 2021

Il rosso e il nero




Ogni tanto ho bisogno di leggere un classico, di questo libro ne ho casa due copie, di due edizioni diverse, entrambe mi guardavano con impazienza. Le temevo, lo ammetto, a differenza dei russi i francesi mi fanno un po' paura. Infatti è stata un'agonia, le prime 400 pagine un supplizio. Le parti più approfondite riguardavano la politica di quegli anni, e io di giacobini, giansenisti, Napoleoni, Carlo III e vari Luigi qualcosicesimo non ne capivo nulla.

Julien era un frustrato, soffriva di qualcosa per me incomprensibile, il divario sociale che lo distingueva dalla nobiltà. Egli stesso si disprezzava per essere, come lui stesso si definiva, un plebeo, un quasi prete che viveva in casa di famiglie nobili alla stregua di un domestico. In entrambe le famiglie che l'hanno ospitato ha sedotto due donne, forse per amore, forse per tentare di fare il salto, chi lo sa. Ma il suo modo di ragionare ai miei occhi di quarantaseienne del XXI secolo risultava insopportabile e ridicolo. Mi ama, no non mi ama, a sì mi ama, non l'amo più, ah no l'amo ancora ma lei non mi ama più, devo dimostrarmi più forte così mi ama. L'amore visto come una lotta, una questione d'orgoglio e d'onore. Immancabilmente le due donne si innamorano perdutamente di lui, il bel musino vince su tutto anche nel 1830, come nelle migliori soap opera. Ammetto la mia ignoranza per quanto riguarda la parte storica, sarà per questo che ho apprezzato solo le ultime 140 pagine, soprattutto il finale 😂
Anche questa è andata, finalmente mi concederò letture più semplici 😊

Le lacrime di Nietzsche



Mi aspettavo di più. Carina la storia, tre medici/filosofi/psicologi grandiosi (Breuer, Nietzsche e Freud) si incontrano - sembra una barzelletta - e tirano su una storia semplice, di uomini di mezza età in crisi: uno perché sposato e si prende una sbandata per una sventola di 21 anni, l'altro, sempre di mezza età, misantropo convinto, si prende anche lui una sbandata per una bella 21enne. L'unico che si salva è Freud, ma nel racconto è ancora giovane e puro. Insomma, la trama l'ho trovata piuttosto banale, l'ambientazione scarna - siamo sempre o nello studio di Breur o nella stanza di ospedale di Nietzsche o a casa di Breuer - non fosse per il pensiero degli studiosi che emerge di tanto in tanto sarebbe di una noia mortale. Forse è colpa mia che avevo troppe aspettative, sono affascinata dalla filosofia, dalla psicologia, dalla narrativa

di qualità. In questo libro ho trovato poco - ma proprio poco - di tutto questo.

Le braci

 



Finalmente un libro di quelli che piacciono a me, una storia semplice, onesta, piena di spunti di riflessione. Si svolge tutta in una notte, due amici si trovano dopo 41 anni e discutono con l'eleganza tipica degli anziani; gentilmente ma con fermezza si chiariscono - anche se conoscono entrambi la verità.

Questa è una meravigliosa storia di amicizia e di perdono. Elogio di uno dei sentimenti più nobili, è un libro che non dimenticherò.
Lo consiglio tantissimo!

L'amica geniale




Alla fine li ho letti tutti e quattro. I primi due li ho letti a fatica, soprattutto il secondo l'ho trovato una specie di telenovela, inutilmente prolisso. Poi però ho letto il terzo e ho iniziato a sognare Michela. La storia di queste due amiche, soprattutto nella fase adulta, mi ha fatto pensare a come avrei vissuto io se la mia amica geniale non mi avesse lasciato a 35 anni. Così la notte sognavo lei, e non facevamo niente di speciale se non essere amiche per la pelle. Più leggevo e più vedevo noi due, la nostra complicità in un'età che la vita non ci ha concesso di attraversare insieme.

L'ultimo dei quattro libri mi ha fatto piangere a più riprese. La perdita della bambina è stata inutilmente straziante, l'autrice avrebbe potuto risparmiarsela. Anche per questo non mi sento di consigliarlo - oltre al fatto che ha una lunghezza esagerata che solo i grandi della letteratura, secondo me, possono permettersi - ma neanche voglio demolirlo; ho letto centinaia di pagine sempre un po' con il senso di colpa, sentendo di rinunciare a letture più profonde e sincere - c'è come una menzogna nascosta tra le pagine di questo libro - e non vedevo l'ora di finirlo per passare ad altro.
Bene, l'ho finito. È stato un viaggio che non dimenticherò ma che non rifarei.

Zia Mame



Non potevo farmi un più bel regalo di Natale. Un libro leggero che leggero non è. Col sorriso e in maniera molto chic e sopra le righe la nostra cara Mame manda a quel paese tutti i razzisti, gli omofobi, gli ottusi, i nazisti, i bigotti e lo fa negli anni '50. Oggi sarebbe anche facile ma a quei tempi!

Cara zia Mame, coraggiosa e ottimista, amante dell'arte e della bellezza, quanta gioia di vivere si respira tra le tue pagine!
Mi mancherai ❤

mercoledì 21 aprile 2021

L'arte perduta dell'ossessione

 





Raramente piango quando concludo un libro. Ancora più raramente accade che a metà libro io rallenti la lettura per paura di finirlo. Tutto questo è accaduto con "L'arte perduta dell'ossessione", un romanzo scritto da un uomo che è un omaggio alle donne, all'amicizia, alla lealtà, un romanzo che condanna su tutti i livelli la violenza su di esse. È un romanzo che fa soffrire ma che consola, e alla fine commuove. La storia è molto avvincente, i personaggi si fanno voler bene o odiare. Durante la lettura qualcuna delle ossessioni della protagonista può trasmigrare in voi - tipo quella per il numero 7, vedo quel numero ovunque 😂 - ma ne vale assolutamente la pena.
Consiglio
caldamente la lettura di questo capolavoro sommerso

giovedì 18 marzo 2021

Un anno di Covid

 Non scrivo da un po'. 

Siamo ancora in piena pandemia, dopo un anno credo che questa sia la terza ondata. Le scuole sono chiuse, i negozi sono chiusi tranne gli alimentari, i tabaccai e per fortuna l'edilizia. Sono chiuse le palestre e le piscine. Personalmente ho meno paura rispetto a un anno fa, si va in giro con le mascherine chirurgiche, nei luoghi chiusi si usano le FFP2, ci igienizziamo, teniamo le distanze, si esce solo per lavoro o corsa/passeggiata o per fa fare i bisognini al cane. La vita sociale è azzerata, non che mi dispiaccia, però mi mancano le feste con i parenti ai compleanni, non vedo le mie nipoti dalla vacanza al mare di luglio. Chissà come sono cresciute in 9 mesi. Giorgia in questi nove mesi si è trasformata.

La vita è un po' più triste per tutti, le bambine sono serene perché non sanno quante occasioni di crescita si stanno perdendo, soffro io al posto loro. Ecco, soffro più che altro per loro, io e Giorgio stiamo anche bene così, la sera beviamo la birra in taverna e ci sembra di essere al pub, il giorno pranziamo in giardino, tanto ci basta per essere felici. Siamo gente di mezza età, né troppo giovani né troppo vecchi, fermerei il tempo se potessi. Anzi, forse l'avrei fermato sei anni fa che di anni ne avevo 40 e le bambine erano piccole ma autonome. Giorgia mi sta facendo impazzire con l'adolescenza, ma lasciamo perdere. 

Mi dispiace per i nonni che si stanno perdendo la gioia di vedere crescere le nipoti, tutto questo isolamento li sta facendo rincoglionire e deprimere un po' tutti e quattro.

Chissà quando ne verremo fuori.

Oggi vado dal kinesiologo che rimetterà a posto la schiena, di solito ci vado una volta all'anno ma il maledetto Covid ha fatto slittare tutto. Va be'.

Chissà quando ne usciremo.

In questi giorni aggiornerò il blog con le vecchie recensioni e, se lo trovo, il mio messaggio di inizio anno (niente di eclatante, come al solito). Ho iniziato l'anno leggendo molto e con molti progetti per i miei libri, sto facendo partecipare Rapita ad alcuni concorsi, sto sistemando Maria e scrivendo un nuovo racconto per bambini. Si intitola "Il museo del Tempo" ed è un fantascientifico. Lo farò illustrare a Giorgia, ha fatto un bel salto nel disegno come Giulia l'ha fatto col violino.

12 anni fa Michela diventava mamma.

Non mi lamento, ma quanto mi manca la normalità.