lunedì 27 marzo 2017

Pastorale americana



Libro sconvolgente. La vita di un uomo che all'apparenza sembra perfetta, un uomo invidiabile, bello come il sole, ricco, atletico, marito di Miss New Jersey, incarnazione della perfezione e della magnanimità; gentile, moderato, mite, a suo modo semplice. La vita di un uomo, Levov soprannominato "Lo Svedese", un uomo per bene, corretto e onesto, vista da vicino, è stata il peggior incubo a cui abbia assistito. Raramente un libro mi ha angosciata tanto. La perfezione fatta a pezzi, senza un perché. La perfezione che non esiste. Insegnamento immenso: mai giudicare. Anche le vite che appaiono più ammirabili, che risultano quasi antipatiche se confrontate alle nostre, magari nascondono grandi dolori.
Un po' mi è sfuggita la morale della favola. Cioè, cosa ha fatto questo povero cristo per meritarsi tutto questo??

giovedì 23 marzo 2017

A proposito di Napoli




Oggi voglio spendere due parole a favore del sindaco di Cantù che è stato pesantemente attaccato per alcune espressioni forti utilizzate nei confronti di Napoli. Voglio dire innanzitutto che Napoli è una città che AMO, ci sono stata due anni fa e l'ho trovata di una bellezza sconvolgente, dal vivo toglie il fiato. La Spaccanapoli, i paesi ai piedi del Vesuvio, Pompei, la costiera Amalfitana con le isole che vengono a visitare da tutto il mondo. Gli stessi quartieri spagnoli nei quali mi avevano sconsigliato di addentrarmi mi hanno estasiato. Mi hanno fatto sentire dentro uno di quei film di Totò che hanno contribuito a rendere grande la nostra terra. Quell'odore di cibo per le strade, profumi e colori che nella grigia Pianura Padana possiamo solo sognare, mi è entrato nelle ossa e lì ci resterà per sempre. Napoli è una delle città più belle del mondo, forse la più unica. Non provano nemmeno a imitarla in uno di quei paradisi del kitch come Las Vegas, dove invece troviamo il Venezia con le gondole e i canali all'interno dell'hotel e il Bellagio con tanto di lago, perché Napoli è inimitabile. Però, c'è un però, e qui do ragione a Bizzozero: Napoli è tenuta di merda. Non è valorizzata per niente, sporca e imbrattata, interamente abbandonata a se stessa. Una perla data ai porci, quei porci che rappresentano perfettamente lo stato italiano. La nostra intera nazione è di una bellezza unica, piena di menti eccelse costrette a espatriare per non ritrovarsi a lavorare in un callcenter. La bellezza di Napoli non viene apprezzata da chi non riesce ad avere una visione più alta, proprio perché sporca e abbandonata alla pochezza degli italiani. Penso a Pompei, uno dei siti archeologici più antichi e incantevoli del mondo, ripenso ai calchi di valore inestimabile ammucchiati in un magazzinetto vicino all'uscita. Un gabinetto. Non ci meritiamo Pompei e non meritiamo Napoli. Meritiamo invece un viscido come Salvini che prima canta Napoli-merda-Napoli-colera ma poi ha bisogno di consensi anche laggiù, dove fortunatamente hanno memoria, e si proclama cittadino di Napoli! Salvini ti confermi un idiota. Bizzozero, sono con te.

lunedì 20 marzo 2017

Buon compleanno Michela

Chissà se lassù ricordate come noi, che ci aggrappiamo a tutto pur di trattenervi un poco, queste ricorrenze terrene. Nel giorno del tuo compleanno mi chiedo se senti il richiamo dei nostri pensieri, in questi giorni più intensi. Nascita e morte, due giorni del calendario che ci infliggono un dolore sottile, due porte che sono una, ingresso e uscita in questa breve passeggiata chiamata vita. Oggi siamo in tanti a pensarti, oggi più che mai so che mi senti. Per questo mi sforzerò di ricordarti radiosa, perché sei qui e non vuoi che io riviva la fine dei tuoi giorni. Quella non eri tu. Tu eri gioiosa e gentile, spensierata e graziosa, amorevole e solare.
Oggi avresti compiuto 43 anni.
Il tuo corpo non ha conosciuto la decadenza, le rughe, i capelli bianchi, la forza di gravità che appesantisce tutto, anche i sogni. Unica consolazione quando mi guardo allo specchio e mi chiedo in cosa mi sto trasformando; non conoscerai tutto questo.
"Come tutte le più belle cose vivesti solo un giorno, come le rose", grazie De André.
Ciao rosellina mia, so che serve più a me che a te ma ho bisogno di dirlo: Miki, buon compleanno

martedì 7 febbraio 2017

Storia di un corpo




Un uomo muore. Un uomo anziano, nessuna tragedia, e alla fine del suo funerale fa recapitare alla figlia il suo corpo, o meglio, la storia del suo corpo che ha scritto negli anni senza dire niente a nessuno. Lui che non è mai stato un uomo espansivo, per nulla fisico, lascia questa eredità alla sua figlia amata, a cui mai aveva apertamente dichiarato il suo amore, appunto perché l'uomo è molto riservato. Di lui non trapela il nome o la professione. Nelle pagine di quel diario viene solo fuori la storia del proprio corpo, inframmezzato da commenti che l'uomo indirizza alla figlia per spiegare alcune cose e facilitarle l'impresa.
Insomma è uno dei rari libri che concludo piangendo. Pennac, che ho già apprezzato nel "Paradiso degli orchi" qui si è superato. Piacevole, ironico, scanzonato, profondo e alla fine ti fa piangere con il sorriso.
Questo libro mi era stato consigliato da un caro amico e grande lettore. Lo ringrazio davvero con tutto il cuore.

mercoledì 25 gennaio 2017

Uscirà a San Valentino!




Ci siamo quasi, l'emozione è grande, grandissima come la prima volta, chi l'avrebbe mai detto.
Amo questa copertina e il nuovo titolo, ringrazio il mio editore che è riuscito a cogliere il senso generale del libro più di quanto non fossi riuscita io. Con i guardiani delle rose focalizzavo di più il lato fantasy del racconto, mentre che ne sai dell'amore... be', che ne sai - Stefania Trapani - dell'amore. Più azzeccato di così! Grazie EDIZIONI MONTAG che hai realizzato un sogno, vedere su carta il mio romanzo di gioventù.

lunedì 23 gennaio 2017

Il grande Gatsby




Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio che non ho mai smesso di considerare.
«Ogni volta che ti sentirai di criticare qualcuno», mi disse, «ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i tuoi stessi vantaggi».

Rapita da un simile incipit, che nella mia personale classifica ha battuto quello di Anna Karenina, mi sono immersa, in apnea, tra le pagine di questo libro. Una storia che critica la vita di un gruppo di giovani benestanti, rampolli di famiglie dell'Ovest trasferiti a Est più per noia che per altro, precisamente a Long Island, di fronte a una Manhattan dei primi '900 così ricca di fascino e malinconia che accarezza e ferisce, a tratti consola. Si assiste alla frantumazione del sogno americano attraverso l'incanto seguito dal dubbio e poi dal rifiuto di chi provenendo da una classe sociale inferiore si è elevato economicamente, ostentando il lusso sognato per anni, e duramente raggiunto. Una meteora chiamata Gatsby, un racconto di una bellezza struggente, che porta lontano nello spazio e nel tempo e fa riflettere, lasciando un retrogusto amaro e qualche importante insegnamento.