A un passo dal giro di boa rifletto sui miei primi 50 anni.
A un passo dal giro di boa rifletto sui miei primi 50 anni.
Cara, dolce Dafne,
ti abbiamo trovata qualche minuto fa nella cuccia di Apollo. Sembrava dormissi.
La prima cosa che ho provato appena mi sono resa conto che eri volata via per sempre è stato un grande dispiacere e un ancora più grande senso di colpa.
So che sei ancora qui e puoi ancora sentirmi.
Voglio chiederti scusa per averti trattata come un cane da guardia. Un cane qui in ditta, che insieme a suo fratello gemello Apollo aveva tutto lo spazio che desiderava, il cibo migliore. Ma tu volevi di più, per questo ti chiedo perdono. Ti chiedo di perdonarmi per tutte le passeggiate che mi imploravi di fare e io, sempre di fretta e occupata da cose inutili se paragonate alla vita, ti negavo. Non ti mancava lo spazio, seimila metri quadrati sono tanti ma... sono la libertà? Mi giustificavo dicendo che a un cane potevano bastare, ma le tue fughe, i primi anni, dimostravano il contrario. Tu volevi conoscere il mondo, ti sei dovuta accontentare di un angolino a Brugherio.
Eri un cane che necessitava di molte più attenzioni di quante te ne abbiamo date. Venivi lì con il tuo bel musino, io ti davo un biscotto. Tu lo accettavi per gentilezza, ma non era di quello che avevi bisogno. Tu avevi bisogno di carezze meno distratte, di attenzioni autentiche, di più amore.
Avevi un'eleganza, una forza e un coraggio che non tutti i cani possono vantare. Non hai mai tremato di fronte a un veterinario. Neanche dopo il secondo intervento alla tibia.
Spero che mi perdonerai per averti trascurata, se potessi tornare in dietro ti porterei fino al centro di San Maurizio, come quando andavamo dal veterinario a piedi ed eri la cagnolina più felice del mondo.
Mi consola il ricordo delle coccole che hai ricevuto dalle mie figlie, non molto tempo fa, quando sei stata a casa nostra dopo il primo intervento alla zampa. Era primavera e ti avevamo regalato un tappeto morbido e circondata di peluche, per farti dormire più comoda. Credo che in quel momento tu abbia respirato l'amore che meritavi, quello di una famiglia e non di un'azienda che oggi piange per te.
Ti amavamo molto, le nostre lacrime oggi ne sono una prova, purtroppo non te lo abbiamo dimostrato come meritavi. Apollo è meno esigente di te, tu provenivi da un altro pianeta, e io ti ho equiparata a lui.
Spero che mi perdonerai, forse lo hai già fatto. Forse non sei mai stata nemmeno arrabbiata con me, la tua anima pura non pretendeva niente. Ciò non toglie che io sia stata una pessima madre.
Grazie a te oggi ho imparato la grande lezione di non rimandare a domani l'amore che puoi donare oggi. Perché non potrebbe esserci più tempo e il senso di colpa è quanto di più pesante e sconfortante esista. Sono certa che volerai nei piani più alti del paradiso, per qualche giorno gironzolerai ancora qui e proverai a consolarci. E poi raggiungerai i prati celesti e correrai insieme alla mia adorata L'una, al dolcissimo Otto e 1/2, e a tutti gli altri esseri viventi che non hanno avuto niente a che fare con il male in questo mondo.
Ti voglio bene piccola mia, sei finalmente libera
Dafne Trapani 23/03/14 - 26/11/24
Colazione in camera con brioscine e caffetteria prese alla vicina LIDL - il barettino del giorno prima alle 7:30 non aveva ancora aperto - e si parte per Cork!
300 km di autostrade costata 4€ (le autostrade costano poco, almeno quelle) e arriviamo in questa città sul fiume, tutta fabbriche, ponti e pescatori.
Il centro storico carino, siamo andati all’English Market dove non abbiamo mangiato niente perché non ci si poteva sedere ma abbiamo lasciato il cuore su un hot dog favoloso. Pranziamo a malincuore da Mc Donald, per strada c'era una manifestazione pro Palestina
l'abbiamo osservata un po' condividendone gli ideali e poi abbiamo girellato un po' andando fino alla cattedrale con labirinto.
Abbiamo visto alcuni murales stupendi e siamo tornati attraverso altre vie del centro alla macchina. Il tutto è durato un'oretta e a Cork forse la prossima volta non ci torneremo :-)
15 minuti di auto e arriviamo al delizioso hotel vicino al castello di Blarney, tanto vicino che il parcheggio dell'hotel è lo stesso di quello turistico del Castello.
Hotel: Blarney Woollen Mills Hotel - BW Signature Collection: 1 notte con colazione € 297,00 (una mazzata ma hotel molto chic e ottima colazione).
Mettiamo giù le cose e ci precipitiamo al castello che l’ultimo ingresso è alle 16:00 e sono già le 15:30! La sedicenne decide di rimanere in hotel, attratta dalla magnifica vasca da bagno molto più che da un vecchio castello irlandese, così ci andiamo solo noi tre.
Giunti in cima decidiamo di non baciare la pietra dell'eloquenza per evitare la posizione scomoda, un po’ ridicola e a testa in giù... che solo a guardarla ci vengono le vertigini e comunque siamo già abbastanza eloquenti di nostro. Quando gli addetti al bacio ci propongono l'esperienza, si beccano una serie di insulti da parte nostra e di altri visitatori in tutte le lingue immaginabili, e capiamo perché la chiamano "pietra dell'eloquenza! Per rimediare do un bacio a una pietra a caso nelle vicinanze del castello, e l'usanza irlandese per quanto mi riguarda è soddisfatta.
Il castello è suggestivo, mezzo diroccato e piccolino e il giardino circostante è favoloso con zona piante carnivore e velenose, aiuole curatissime, fiori ovunque e sentieri che si addentrano. Bellissima la villa antica di Blarney, i prati sembrano di velluto.
Tornando in hotel scegliamo un pub in cui è indicata la musica dalle 22:00 fino a mezzanotte così decidiamo di uscire alle 21:00 per goderci cena e concerto ed è lì che scopriamo che gli irlandesi cenano alle 17:00 e alle 21:00 le cucine chiudono i battenti. Chiudono le cucine e aprono le botti di birra. Ma pensiamo che il fenomeno sia localizzato solo in quel paesino vicino Cork, grave errore. Comunque quella sera prendiamo un menù cinese da asporto (unico ristorante con cucina aperta ma non disponibile a ospitarci nel bel ristorante già chiuso) e mangiamo in hotel.
Giorgio non ha ancora bevuto una Guinness (il giorno prima l'ho bevuta io e lui ha preso una bionda per cavalleria, convinto che la Guinness non mi sarebbe piaciuta e pronto a fare cambio) e teme di non berla mai.
Rimandiamo il pub FORSE a domani 
Il mio regalo dei 50 anni anticipato - non sapevo come giustificarlo altrimenti - è stato un bel viaggio in Irlanda dal 25 aprile al 30 aprile: 5 giorni indimenticabili.
Ecco il mio diario di viaggio:
Volo Milano Linate-Dublino passando per Francoforte andata e ritorno abbiamo speso sui 750 €. 4 ore e mezza di volo incluso lo scalo. Auto presa con Alaimo, SUV con cambio automatico, 180 €. Volo e auto presi entrambi su Expedia. Gli hotel li ho prenotati come sempre con Booking (4 hotel diversi in 5 notti così suddivise: prime due notti a Dublino, terza notte a Cork, quarta notte a Galway e quinta notte di nuovo a Dublino).
Primo consiglio prima del diario vero e proprio: IN IRLANDA SI MANGIA PRESTO. SE USCITE DOPO LE 9 RISCHIATE DI NON CENARE ma di bere sì, la birra scorre a fiumi fino a tarda notte e, soprattutto la Guinness - scoperta dell'acqua calda - è la fine del mondo.
Ma ecco il diario, scritto alla fine di ogni giornata direttamente in Irlanda:
Il mio regalo di Pasqua: I promessi sposi.
Un altro viaggio incantevole di quest'anno è stato quello a Strasburgo.
Avevo visto delle foto di amici su Facebook che ci erano stati qualche mese prima, e alla vista di quelle case colorate che sembravano fatte di marzapane non ho dubitato nemmeno un secondo di volerci andare al più presto. La prima occasione sono state le vacanze di Pasqua :-)
Pubblicherò di seguito i video dell'appartamento bellissimo in cui abbiamo alloggiato.
Appartamento stupendo prenotato su Booking, in centro a Strasburgo, in stile alsaziano, le bimbe avrebbero trascorso l'intero week end chiuse al suo interno. Si chiama Les Appartements du Renard ed è il top. Questo è il video che ho pubblicato su youtube:
La nostra casetta a Strasburgo - YouTube
Siamo partiti da Milano la mattina del 7 aprile, siamo passati dalla Svizzera dove abbiamo pagato il bollettino di 40 € dell'autostrada e attraversato la Svizzera fino a Basilea (Attenzione: non fermatevi a mangiare da Burger King in Svizzera perché costa quattro volte più che in Italia). Poi da Basilea c'è un'altra oretta per raggiungere Strasburgo, comunque viaggio stupendo, senza traffico, si attraversano paesaggi di montagna che ricordano quelli di Heidi, insomma, scivola che è una bellezza. Da Milano ci abbiamo messo circa 5 ore (al ritorno 8, causa traffico al San Gottardo).
Siamo arrivati a Strasburgo nel pomeriggio, abbiamo messo giù le valigie, parcheggiato vicino alla casa (preso una multa per divieto di sosta che abbiamo pagato meno del costo del parcheggio stesso: 17€), e siamo corsi a vedere il centro che ci è piaciuto subito molto. Poi siamo riusciti la sera senza le ragazze per vedere la città di notte, e la cattedrale con la torre mancante che è tutta dorata e domina il centro storico.
Il secondo giorno, sabato, lo abbiamo trascorso in città, abbiamo fatto un bel giro alla Petit France, poi abbiamo preso il battello che ci ha fatto fare tutto il giro sul fiume fino al parlamento europeo. Il clima era fresco e mite e ogni angolo della città incantevole.
La sera abbiamo cenato al Purgatorio, un ristorante molto chic all'interno della chiesa sconsacrata con cui il nostro appartamento condivideva le mura.
Il giorno dopo - Pasqua - abbiamo percorso la Route de Vins e fatto il giro dei villaggi fino a Colmar, città con cui Strasburgo si è giocata il pernottamento: non sapevamo se alloggiare a Colmar o a Strasburgo; dopo esserci stati devo dire che Strasburgo merita molto di più, anche perché Colmar è bellissima, ma non più degli altri villaggi, mentre Strasburgo è una vera e propria città con molti più luoghi di interesse da visitare.
Ecco alcune foto dei villaggi: Bergheim, Riquevihr, Colmar.
Il terzo giorno, o forse quello prima, non ricordo, lo abbiamo dedicato di nuovo a Strasburgo, al suo centro e alla bellissima cattedrale su cui siamo saliti e dalla cima della quale si vedeva la Germania. Che la zona è proprio al confine tra la Francia e la Germania, a tratti sembra molto più tedesca che francese, ed è di una bellezza esagerata.
Quello che ricordo di quei giorni è principalmente la bellezza delle case, la sensazione di trovarsi all'interno di una favola Disney, non per niente Requievihr ha ispirati il villaggio della favola della Bella e la bestia.
Ed eccoci al nostro ultimo giorno. Da un lato sono felice di partire, non ce la faccio più di respirare aria pessima, sogno di ripulirmi i polmoni a Natale in montagna dove trascorrerò dieci giorni (da dove sto scrivendo in questo momento), però lasciare una città così diversa da ogni schema possibile e immaginabile è quasi doloroso. E' come se ci fosse stata data la possibilità di vivere una vita in più, una vita che essendo parallela a quella abituale ha come ingrediente l'immortalità. Questi giorni al Cairo non finiranno mai, eppure è arrivato il momento di tornare a casa.
Abbiamo il volo alle 22:30 di sera, perciò abbiamo un'intera giornata da vivere lì, così andiamo via dall'hotel all'ultimo minuto possibile (le 12:00) e ci facciamo portare dal nostro solo taxista al museo egizio. Non sappiamo se visitiamo il museo giusto, quello più famoso, ma il taxista insiste per portarci a vedere le mummie dei faraoni e andiamo in quel museo moderno dove, appunto, la principale attrazione sono queste 27 mummie che non sono proprio un granché da vedere, fanno abbastanza impressione, però abbiamo incontrato Ramses II (di cui abbiamo visto la statua gigante a Memphis) e la famosa Nefertari. Insomma, hanno 3500 anni e sono lì, in buccia e ossa, e sembra davvero incredibile. Sono tutti molto distinti, ed è suggestivo dove sono stati messi, sembra di entrare all'interno di una piramidi e viene un po' di claustrofobia.
Finito il giro delle mummie cerchiamo il tesoro di Tutankhamon, ma ci dicono che da poco è stato spostato (o forse hanno spostato i faraoni) ma non ci va di andare in un altro museo, così chiediamo cos'altro c'è da vedere e scopriamo che è tutto lì. Qualche sfingina, qualche tesorino, qualche sarcofago, insomma gira tutto intorno alle mummie. E dire che da fuori sembra un museo così grande imponente. Si riduce tutto al piano delle sfingi, sottoterra, e al piano terra.
Abbastanza delusi ci rifugiamo nel bar del museo dove pranziamo con panini francesi e qualche dolcetto. Usciti chiediamo al nostro autista di portarci a vedere una chiesa scolpita nella roccia, ma rifiuta e ci propone il Cairo Islamico, così ci fidiamo di lui e andiamo a vedere questa parte della città che gira tutta intorno a una mosche immensa: Al-Rifa'i. Le stradine sono strettissime ed è una zona poverissima di negozi alimentari il cui livello igienico è al di sotto di qualsiasi soglia immaginabile. Il cibo è esposto all'aperto in mezzo a nugoli di mosche e polvere e smog che, ve lo giuro, a un certo punto pensavo di soffocare. Volevo proseguire e avrei camminato in quelle stradine per ore, ma era pieno di moto, motorini, auto, macchinine aperte che non saprei definire, tutte vecchie, scassate e senza catalizzatori. Non so davvero come facciano a vivere lì, io se avessi avuto una mascherina avrei resistito di più, perché è una zona davvero affascinante, Los Angeles dopo l'Apocalisse, negozi distrutti, auto incendiate e abbandonate, ricoperte di sabbia e polvere, cani, gatti, galline, caprette, asinelli, ai margini delle strade. Musica, gente radunata, un macello. Ma l'aria era irrespirabile, le ragazze si erano fatte irrequiete, avevamo anche paura di essere investiti da questi pazzi che sfrecciavano tra la folla a velocità incredibile. Un peccato, un gran peccato, forse bisognerebbe andarci la mattina presto e con una maschera antigas (o almeno una mascherina ffp2)
Fuggiamo da lì, un po' come siamo fuggiti dal mercato il giorno prima, e chiediamo al nostro autista di portarci in aeroporto, anche se l'aero partirà sei ore dopo. Per fortuna partiamo presto perché il traffico per uscire dalla città è assurdo, ci mettiamo molto tempo, poi il taxista sbaglia uscita in autostrada e per mezz'ora sembra non raccapezzarsi, finché non fa una manovra assurda in autostrada, tipo un'inversione a U e niente, ci porta in aeroporto. Noi baciamo il pavimento, e quando gli diamo i soliti 50 € più quello che ci è rimaste di lire egiziane (non molto, comunque più di quanto pattuito quotidianamente) questo se ne viene fuori che vuole 40 € in più per l'aeroporto. Insomma, non abbiamo contrattato anticipatamente l'ultimo giorno e siamo stati fregati, Perché con questo tipo di taxisti bisogna accordarsi prima, l'avevo letto, sennò ti fregano, e lui ci frega. Ci litigo, ma non c'è niente da fare. Alla fine, per farsi perdonare mi regala un ciondolino di San Giorgio e si mette a giocare con le bimbe con le statue fuori dall'aeroporto (vedi foto). Ci racconta anche di aver parlato sette volte con Gesù, in sogno...
Trascorro le due ore in aeroporto al gabinetto, un po' per la rabbia verso il taxista che reputavo amico invece ci ha spennati come gli altri, o forse per il cibo e l'acqua di quei giorni.
Il volo di ritorno comunque è piacevole, ci rilassiamo, arriviamo a Malpensa con un po' di ritardo e torniamo a casa alle 4 di mattina.
Ma che grande avventura.
Da ripetere sicuramente.