mercoledì 31 dicembre 2025

Ciao 2025



Come dicevo qualche giorno fa, mi verrebbe da maledire questo 2025 che mi ha portato via una delle persone più importanti della mia vita: zio Giuseppe. Con lui mi sembra di aver perso di nuovo la zia, che finché lui era qui riuscivo a vederla nelle sue espressioni del viso, nei suoi occhi. A volte quando andavo via da casa sua mi chiamava per chiedermi se la zia fosse venuta con me, perché era lì fino a un attimo prima, seduta accanto a me mentre bevevo il caffè. Con la perdita dello zio li ho persi entrambi e non posso definirmi orfana, perché i genitori grazie al cielo li ho, ma è così che mi sento. 

Eppure il 2025 non è stato  solo l'anno della perdita ma è stato anche l'anno dell'amore. Lo zio si è rotto il femore a febbraio e fino a giugno mi sono dedicata anima e corpo a lui. Ho fatto di tutto per non farlo sentire mai solo e mio marito a casa e mio fratello al lavoro hanno fatto di tutto per sopperire alle mie mancanze. Mia madre mi è stata molto vicina, mi ha aiutata lavando gli indumenti dello zio e accompagnandomi quando poteva nelle varie strutture in cui era ricoverato. Mia zia Antonietta mi ha sostituito nei giorni in cui ero particolarmente incasinata e non trovavo nessuno che andasse a trovarlo. Sapeva che non volevo che lo zio restasse neanche un giorno da solo senza visite. Senza moglie né figli il rischio era altissimo. 

I compagni di stanza e di corsia di mio zio sono stati la mia forza, la mia medicina contro la disperazione. Giacomo in particolare mi accoglieva tutte le mattine con un sorriso e mi faceva compagnia e mi confortava quando piangevo e mi faceva riflettere quando lo accompagnavo in carrozzina a bere un caffè o a prendere una boccata d'aria all'esterno. Giacomo con cui stracciavamo tutti a scala quaranta e che quando lo zio se n'è andato mi ha abbracciato piangendo. Giacomo, 91 anni, quanto gli ho voluto bene. Peccato che non mi riconosca più, forse piangeva per quello; sapeva che a breve mi avrebbe dimenticato. 

Grazie alla tragedia dello zio ho potuto vivere l'anno più pieno d'amore della mia vita. Gli ingranaggi della macchina che si era messa in moto per accompagnare lo zio alla fine della sua vita erano lubrificati dall'Amore di tutti, ed è così che dovrebbe andare il mondo. Tutti al servizio di tutti. Tutti legati da affetto profondo e rispetto e pietà. 

Sogno un futuro così anche se già negli ultimi tempi tutto è cambiato.

La tragedia del genocidio Palestinese è la prova che viviamo in modo sbagliato, creiamo confini dove dovrebbero esistere solo orizzonti. Ancora si prova a sterminare una popolazione, si uccidono bambini che sono Dio sulla Terra, come ai tempi di Hitler, sotto gli occhi di tutti i governi che si definiscono "civili" ma sono invece disumani e complici. E noi siamo impotenti.

Regnano gli egoismi ma io ho assaporato l'amore disinteressato, che è L'UNICO AMORE POSSIBILE, anche se per pochi giorni. Basterebbero poche ore per cambiare il corso degli eventi ma l'amore non è un dono per tutti. Lo zio l'ha donato a me e gliene sarò per sempre grata. Quel suo ultimo saluto lo porterò dentro finché vivrò.

Dopo pochi giorni dalla sua scomparsa è arrivata Athena e l'ho preso come un regalo da parte sua. Un modo per farmi tornare a ridere. Quando la zia si suicidò, nel 2019, arrivò Lola. Quando lo zio ha scelto spontaneamente di andarsene, smettendo di mangiare, è arrivata Athena; non può essere un caso.

Quest'anno ho ricominciato a giocare nella mia squadra. L'avevo persa e mi ero allontanata a causa di una brutta persona che per fortuna ha poi lasciato la squadra consentendomi di tornare. E siamo tornati a giocare insieme, perfino a Cesenatico, ed è stato bellissimo.

Ho fatto una crociera con la mia famiglia dopo tanti anni e ho visitato per la prima volta Atene, da cui ha preso il nome la mia dolce Athena.

Ho mandato per la prima volta un inedito a un'agenzia letteraria e mi ha risposto di aver riscontrato in me molto talento. Non me l'aspettavo, non pensavo neanche di averne dopo le critiche ricevute negli ultimi anni. Sto facendo le modifiche richieste, dopodiché verrà proposto ai grandi editori. Se non verrà selezionato pazienza, comunque lo auto pubblicherò su Amazon e vedrà la luce. Non vedo l'ora perché ce l'ho in ballo da qualche anno ed è il libro dedicato ai miei zii.

Le mie nipoti hanno compiuto 18 anni, mio nipote Paolo si è laureato, Giulia ha iniziato la prima superiore, ho dato a Giorgia il permesso di fare il primo tatuaggio e lei dopo qualche giorno mi ha detto che assomiglio ad Angelina Jolie; ho letto "Il giocatore" di Dostoevskij e "Chiedilo alla polvere" di Fante, ho ricominciato a lavorare tutto il giorno, ho ricominciato a pregare, ho conosciuto le strutture per anziani da vicino e sarà lì che andrò a fare volontariato quando avrò del tempo da dedicare agli altri o quando sarò disperata. Non c'è modo migliore per essere felici che fare qualcosa per gli altri. Il Bene che si fa ritorna sempre.

Ho frequentato anche quest'anno il Centro Sophia e trovato sempre più conferme del fatto che l'essenziale è invisibile agli occhi. Che la realtà in cui viviamo la percepiamo in maniera molto limitata. Che dobbiamo uccidere i nostri egoismi per fare emergere la nostra essenza ed essere finalmente liberi.

Ho compiuto 51 anni ed è stato meno traumatico dell'anno scorso.

Il 2026 sarà il mio anno, non so in che senso, ma sarà così.

Buon anno a tutti 

martedì 17 giugno 2025

Occhi di Cielo


Lo zio non c'è più. Lui amava vivere, non sopravvivere. Alla fine si è lasciato andare. 

Il 24 febbraio è caduto in casa, si è rotto il femore. Non so se sia caduto perché aveva dimenticato la caffettiera sul fuoco e questa aveva iniziato a fondersi e produrre esalazioni tossiche. Oppure è caduto e non è riuscito a spegnere il gas. Fatto sta che quando sono arrivata a casa sua, lui era per terra e la casa era satura di fumo.

E' stato operato al CTO dove è rimasto ricoverato fino al 18 marzo; purtroppo dopo l'intervento ha avuto una serie di infezioni - tra le quali la polmonite - che l'hanno costretto a letto e gli hanno fatto perdere molto peso. Già lì temevo che si stesse lasciando andare, era totalmente inappetente, depresso, in un mese non l'avevano messo in piedi una volta. Prima di dimetterlo vedeva i nostri parenti defunti, me li nominava tutti, zio Giovanni, zio Salvatore, diceva che erano lì con lui e che li avrebbero dimessi con lui. Inoltre era completamente disorientato, a tratti pensava di trovarsi in carcere, anche a causa delle sbarre nel letto. Si sentiva imprigionato e gli infermieri erano per lui dei secondini.

Da lì è stato trasferito per un mese e mezzo al Redaelli di Milano/Bande Nere. Anche lì ha avuto altre infezioni, anche lì abbiamo temuto che si lasciasse andare a causa dell'inappetenza. Chiedeva spesso della zia - morta ormai da sei anni - mi implorava di dirle di chiamarlo, che non trovava più il suo numero. Non voleva che stesse in pensiero per lui. Allora gli avevo portato alcune foto di lui insieme alla zia, ma a causa di quelle si era convinto di essere a casa sua e non in un reparto d'ospedale. Diceva: "Stefy, vai a prendere le sedie in cucina e fai sedere gli ospiti", riferendosi ai parenti del signore con cui condivideva la stanza. Diceva di uscire quotidianamente, di camminare e correre senza problemi e di guidare per andare a fare la spesa. Invece faceva poca riabilitazione e non riusciva neanche a stare seduto in carrozzina senza sostegni. Il 31 marzo se n'è venuto fuori con: "La signora mi ha detto che domani mi trasferiscono", e io: "Quale signora?" e lui, ridendo: "Ma come quale signora? La conosciamo tutti, la signora!". Quando gli ho chiesto dove pensava di trasferirsi visto che non riusciva neanche a scendere dal letto da solo, aveva l'ossigeno al naso, le flebo e il catetere, lui mi ha risposto: "Ma Stefy, non lo capisci? Devo trasferirmi a livello esistenziale". Abbiamo trascorso un primo aprile da incubo, ma forse lo zio aveva solo voluto farci uno scherzo, un pesce d'aprile coi fiocchi, non so quanto consapevolmente.

Da Bande Nere è stato dimesso il 6 maggio e trasferito al Redaelli di Vimodrone; io avevo acceso diversi ceri alla Madonna e presentato molte domande perché ciò accadesse. Il Redaelli di Milano era davvero molto lontano da casa mia e per andare a trovarlo mi partivano interi pomeriggi mentre qui a Vimodrone riuscivo ad andare a trovarlo due volte al giorno senza dover perdere giornate di lavoro o fare eccessivi sacrifici e per me era una festa. Anche lui era molto contento, gli piaceva la stanza che dava sul giardino - c'erano due pioppi che gli ricordavano il  suo paese natale, che si chiama Pioppo - e il compagno di stanza, Giacomo,  a cui io mi sono molto affezionata e che vado ancora a trovare.

A fine maggio purtroppo gli è tornata l'infezione intestinale, una recidiva di Clostridium, ed è stata la fine. In quei giorni Giacomo mi aveva detto di aver visto una donna bellissima entrare nella stanza, in piena notte, e accostarsi al letto dello zio. Io ho pensato subito alla zia e ho iniziato a tremare. Intanto il poco appetito che aveva era sparito del tutto. Dovevamo fare i salti mortali per fargli mangiare un cucchiaio di pastina, e quando lo mandava giù sembrava ingerisse veleno. Ha iniziato a ripetere: "Devo tornare a casa, Stefy". Poi: "Devo rimandare di 48 ore la partenza, ma è ora di andare Stefy". Ha smesso del tutto di mangiare, poi ha rifiutato le pillole, poi l'acqua. A smesso di muovere un braccio e poi ha perso l'uso della parola. Un giorno riusciva a dire solo "mamma", poi "mia", poi "oooooohhh". Poi ha smesso di stringere le mani. Un pomeriggio i suoi occhi scuri sono diventati inspiegabilmente azzurri e ha smesso di vedere il visibile; ha iniziato a vedere l'invisibile. Quella sera, dopo un pomeriggio di visite - una fiumara umana di amici e parenti - quando gli ho detto: "Zio vado a casa, ci vediamo domani mattina", con uno sforzo estremo è riuscito a tirare giù lo sguardo dal soffitto e ha centrato il mio sguardo. I suoi occhi scuri erano di un azzurro mai visto, il volto trasfigurato, splendeva come un angelo. Con quel volto celestiale sovrapposto al suo, mi ha guardato negli occhi - i suoi occhi ridevano - e chissà quante cose mi ha detto. Ci siamo guardati senza parlare per dieci minuti davanti allo sguardo attonito di Giorgio che non capiva che cosa stesse accadendo. 

La mattina dopo era in coma. In coma, con gli occhi aperti. L'ho implorato tutta la mattina di chiuderli e riposare, non batteva le palpebre. Gli occhi erano sbarrati, sembrava voler guardare in faccia la morte. Gli occhi erano tornati ad essere del suo colore naturale, scuri; la sua anima bellissima, che mi aveva salutato la sera prima, non c'era più. Il pomeriggio ha finalmente chiuso gli occhi e abbiamo chiamato il prete per l'estrema unzione. Non avrebbe dovuto superare neanche quella notte, ma lui ne ha superate altre due. La sera prima di morire aveva il volto della serenità. Poi la mattina del 6 giugno, poco dopo le 12:00, ha smesso di respirare. Senza rantoli, senza sussulti, ha solo smesso di respirare. Il suo corpo, che si era messo in autoconservazione, si è spento.

E' stata una settimana che non dimenticherò finché vivrò. Trascorrevo con lui tutto il giorno, dalla mattina alla sera. Quando veniva a trovarlo qualcuno lasciavo la stanza e andavo a farmi coccolare dai vecchietti del reparto. Mi asciugavano le lacrime e poi mi chiedevano di giocare a carte con loro. Giacomo, in carrozzina, mi chiedeva di accompagnarlo al bar per un caffè; una volta lì mi ricordava di mangiare. Gli infermieri mi portavano di nascosto bicchieri pieni di orrendo tè caldo a limone. E adesso mi manca mio zio e mi mancano i miei amici anziani, con cui ho intrattenuto i più bei discorsi degli ultimi decenni. E ho dentro un vuoto terribile.

martedì 7 gennaio 2025

Capodanno 2025





Quest’anno sono stata per la prima volta in Irlanda, ho bevuto la Guinness a Dublino e pianto davanti alla bellezza sconvolgente delle sue scogliere.

Su suggerimento di un angelo ho iniziato a frequentare uno dei centri Sophia per provare a scendere sotto la superficie e cercare la verità delle cose; sarà un viaggio lungo.
Ho lasciato la mia squadra di pallavolo per colpa di uno stronzo. Ho scoperto che anche a questa età esistono gli stronzi, per fortuna a 50 anni sai come comportarti con certi individui, cioè li allontani senza remore.
Ho nuotato nel mare della Calabria, rivisto Napoli, visitato le terme di Saturnia grazie alla mia amica Carmen e al libro “Ti prendo e ti porto via”; ho visitato Aliano e passeggiato tra le pagine di “Cristo sì è fermato a Eboli”. Ho visitato i luoghi dei Promessi Sposi a Lecco, mangiato nella casina di Lucia, sono salita al castello dell’Innominato.
I viaggi si confermano la cosa più bella e la lettura la mia musa ispiratrice, madre consolatrice, compagna di battaglia.
Sono arrivata alla finale di un concorso letterario che non ho vinto, e non mi sono demoralizzata più di tanto.
Sto imparando a non avere fretta.
Sto imparando ad accettare le cose che accadono: OM NAMA SHIVAIA - OM NAMA OM 🙏🏼
Ho perso diottrie e bellezza, Giulia è diventata più alta di me. Giorgia ce l’ha messa tutta per farmi disperare ottenendo grandi risultati. Se esistesse una laurea in “adolescenti rompicoglioni” meriterebbe la lode e il bacio accademico. Ognuno ha i suoi talenti.
Dafne si è spezzata una zampa ad aprile, ha subito due interventi e stava bene, ma poi è morta il 26 novembre per cause naturali, così ha detto il veterinario. È stata una grande perdita.
Mia mamma si è rotta il polso qualche giorno dopo la zampa di Dafne, e sembrava la fine del mondo invece la fine del mondo quel giorno era avvenuta per Omar, stroncato da un infarto in macchina, una mattina, fuori da un bar; la gente se ne è accorta all'imbrunire che c'era un morto in quella macchina.
Aprile è stato un pessimo mese e le persone si confermano uno schifo. Siamo troppo distratti e distaccati gli uni con gli altri e rincoglioniti dai telefonini.

Ho letto 17 libri:

- Espiazione, a gennaio
- Dannazione, a febbraio
- Abel, a marzo
- I promessi sposi, in qualche mese, finito a marzo
- Insomnia, a luglio
- 10 libri finalisti all'io scrittore tra luglio e ottobre
- Introduzione alla conoscenza (acquistato al centro Sophia), tra luglio e dicembre
- Non lasciarmi, a dicembre.

Il mio sogno di leggerne uno a settimana è ancora molto lontano. Devo prima sbarazzarmi dall’iPhone e quando accadrà potrò ritenermi una persona libera. Nel frattempo mia madre me ne ha regalato uno nuovo per il compleanno.
La situazione mondiale è uno schifo, la guerra in Palestina è un olocausto, e io mi sento egoista e impotente.
Canzone che mi ha appassionato di più quest’anno (non potrei vivere senza musica): The importance of being idle.
Quanto a Giorgio ❤️ le pratiche per la santificazione sono a buon punto 😁😆
⭐️ Buon 2025 a tutti dal mio piccolo Paradiso, Cornalba⭐️

venerdì 20 dicembre 2024

6 giorni ai 50

 



A un passo dal giro di boa rifletto sui miei primi 50 anni.

Solo a pronunciarli sembrano un'eternità, in chiave cosmica sono un pop up.
Del tempo passato ricordo principalmente i momenti atroci. Quelli in cui la vita mi ha inchiodata al presente non consentendo alla mia mente di fare i suoi stupidi giochetti.
Vorrei imparare a vivere come in quei momenti: vorrei imparare a VIVERE. Fa ridere ma, a metà strada, non ho ancora imparato a guidare questa macchina assurda. Non faccio che proiettarmi nel futuro o arrovellarmi nel passato, con la mente che gioca a flipper con i pensieri, facendomi dimenticare l'oggi, che è tutto ciò che ho.
La mia vita non è chissà che, è una vita "normale".
Ma è proprio quella normalità che dovrei godermi, quella routine che mi sono costruita a fatica, per cui ho lottato e che farei di tutto per proteggere.

Di traumatizzarmi per sentirmi viva non mi va più, non ho più l'età.
(Piccola riflessione in attesa del 26 dicembre).

martedì 26 novembre 2024

Ciao Dafne





Cara, dolce Dafne,

ti abbiamo trovata qualche minuto fa nella cuccia di Apollo. Sembrava dormissi.

La prima cosa che ho provato appena mi sono resa conto che eri volata via per sempre è stato un grande dispiacere e un ancora più grande senso di colpa.

So che sei ancora qui e puoi ancora sentirmi.

Voglio chiederti scusa per averti trattata come un cane da guardia. Un cane qui in ditta, che insieme a suo fratello gemello Apollo aveva tutto lo spazio che desiderava, il cibo migliore. Ma tu volevi di più, per questo ti chiedo perdono. Ti chiedo di perdonarmi per tutte le passeggiate che mi imploravi di fare e io, sempre di fretta e occupata da cose inutili se paragonate alla vita, ti negavo. Non ti mancava lo spazio, seimila  metri quadrati sono tanti ma... sono la libertà? Mi giustificavo dicendo che a un cane potevano bastare, ma le tue fughe, i primi anni, dimostravano il contrario. Tu volevi conoscere il mondo, ti sei dovuta accontentare di un angolino a Brugherio.

Eri un cane che necessitava di molte più attenzioni di quante te ne abbiamo date. Venivi lì con il tuo bel musino, io ti davo un biscotto. Tu lo accettavi per gentilezza, ma non era di quello che avevi bisogno. Tu avevi bisogno di carezze meno distratte, di attenzioni autentiche, di più amore.

Avevi un'eleganza, una forza e un coraggio che non tutti i cani possono vantare. Non hai mai tremato di fronte a un veterinario. Neanche dopo il secondo intervento alla tibia. 

Spero che mi perdonerai per averti trascurata, se potessi tornare in dietro ti porterei fino al centro di San Maurizio, come quando andavamo dal veterinario a piedi ed eri la cagnolina più felice del mondo.

Mi consola il ricordo delle coccole che hai ricevuto dalle mie figlie, non molto tempo fa, quando sei stata a casa nostra dopo il primo intervento alla zampa. Era primavera e ti avevamo regalato un tappeto morbido e circondata di peluche, per farti dormire più comoda. Credo che in quel momento tu abbia respirato l'amore che meritavi, quello di una famiglia e non di un'azienda che oggi piange per te.

Ti amavamo molto, le nostre lacrime oggi ne sono una prova, purtroppo non te lo abbiamo dimostrato come meritavi. Apollo è meno esigente di te, tu provenivi da un altro pianeta, e io ti ho equiparata a lui.

Spero che mi perdonerai, forse lo hai già fatto. Forse non sei mai stata nemmeno arrabbiata con me, la tua anima pura non pretendeva niente. Ciò non toglie che io sia stata una pessima madre. 

Grazie a te oggi ho imparato la grande lezione di non rimandare a domani l'amore che puoi donare oggi. Perché non potrebbe esserci più tempo e il senso di colpa è quanto di più pesante e sconfortante esista.  Sono certa che volerai nei piani più alti del paradiso, per qualche giorno gironzolerai ancora qui e proverai a consolarci. E poi raggiungerai i prati celesti e correrai insieme alla mia adorata L'una, al dolcissimo Otto e 1/2, e a tutti gli altri esseri viventi che non hanno avuto niente a che fare con il male in questo mondo.

Ti voglio bene piccola mia, sei finalmente libera

Dafne Trapani   23/03/14 - 26/11/24


mercoledì 24 luglio 2024

IRLANDA 2024. Giorno 2: Cork e Blarney Castle

Colazione in camera con brioscine e caffetteria prese alla vicina LIDL - il barettino del giorno prima alle 7:30 non aveva ancora aperto - e si parte per Cork! 

300 km di autostrade costata 4€ (le autostrade costano poco, almeno quelle) e arriviamo in questa città sul fiume, tutta fabbriche, ponti e pescatori. 




Il centro storico carino, siamo andati all’English Market dove non abbiamo mangiato niente perché non ci si poteva sedere ma abbiamo lasciato il cuore su un hot dog favoloso. Pranziamo a malincuore da Mc Donald, per strada c'era una manifestazione pro Palestina




l'abbiamo osservata un po' condividendone gli ideali e poi abbiamo girellato un po' andando fino alla cattedrale con labirinto. 








Abbiamo visto alcuni murales stupendi e siamo tornati attraverso altre vie del centro alla macchina. Il tutto è durato un'oretta e a Cork forse la prossima volta non ci torneremo :-) 




15 minuti di auto e arriviamo al delizioso hotel vicino al castello di Blarney, tanto vicino che il parcheggio dell'hotel è lo stesso di quello turistico del Castello. 

Hotel: Blarney Woollen Mills Hotel - BW Signature Collection: 1 notte con colazione € 297,00 (una mazzata ma hotel molto chic e ottima colazione).




Mettiamo giù le cose e ci precipitiamo al castello che l’ultimo ingresso è alle 16:00 e sono già le 15:30! La sedicenne decide di rimanere in hotel, attratta dalla magnifica vasca da bagno molto più che da un vecchio castello irlandese, così ci andiamo solo noi tre. 




Giunti in cima decidiamo di non baciare la pietra dell'eloquenza per evitare la posizione scomoda, un po’ ridicola e a testa in giù... che solo a guardarla ci vengono le vertigini e comunque siamo già abbastanza eloquenti di nostro. Quando gli addetti al bacio ci propongono l'esperienza, si beccano una serie di insulti da parte nostra e di altri visitatori in tutte le lingue immaginabili, e capiamo perché la chiamano "pietra dell'eloquenza! Per rimediare do un bacio a una pietra a caso nelle vicinanze del castello, e l'usanza irlandese per quanto mi riguarda è soddisfatta.




Il castello è suggestivo, mezzo diroccato e piccolino e il giardino circostante è favoloso con zona piante carnivore e velenose, aiuole curatissime, fiori ovunque e sentieri che si addentrano. Bellissima la villa antica di Blarney, i prati sembrano di velluto.







Tornando in hotel scegliamo un pub in cui è indicata la musica dalle 22:00 fino a mezzanotte così decidiamo di uscire alle 21:00 per goderci cena e concerto ed è lì che scopriamo che gli irlandesi cenano alle 17:00 e alle 21:00 le cucine chiudono i battenti. Chiudono le cucine e aprono le botti di birra. Ma pensiamo che il fenomeno sia localizzato solo in quel paesino vicino Cork, grave errore. Comunque quella sera prendiamo un menù cinese da asporto (unico ristorante con cucina aperta ma non disponibile a ospitarci nel bel ristorante già chiuso) e mangiamo in hotel. 

Giorgio non ha ancora bevuto una Guinness (il giorno prima l'ho bevuta io e lui ha preso una bionda per cavalleria, convinto che la Guinness non mi sarebbe piaciuta e pronto a fare cambio) e teme di non berla mai.





Rimandiamo il pub FORSE a domani 😅

IRLANDA 2024 - Giorno 1: Dublino

Il mio regalo dei 50 anni anticipato - non sapevo come giustificarlo altrimenti - è stato un bel viaggio in Irlanda dal 25 aprile al 30 aprile: 5 giorni indimenticabili.

Ecco il mio diario di viaggio:

Volo Milano Linate-Dublino passando per Francoforte andata e ritorno abbiamo speso sui 750 €. 4 ore e mezza di volo incluso lo scalo. Auto presa con Alaimo, SUV con cambio automatico, 180 €. Volo e auto presi entrambi su Expedia. Gli hotel li ho prenotati come sempre con Booking (4 hotel diversi in 5 notti così suddivise: prime due notti a Dublino, terza notte a Cork, quarta notte a Galway e quinta notte di nuovo a Dublino).

Primo consiglio prima del diario vero e proprio: IN IRLANDA SI MANGIA PRESTO. SE USCITE DOPO LE 9 RISCHIATE DI NON CENARE ma di bere sì, la birra scorre a fiumi fino a tarda notte e, soprattutto la Guinness - scoperta dell'acqua calda - è la fine del mondo.

Ma ecco il diario, scritto alla fine di ogni giornata direttamente in Irlanda:

Day 1.
Hotel: Hazelbrook House B&B € 438,00 per due notti senza colazione ma centralissimo.

La mattina ci siamo svegliati presto, complice il fuso orario. Colazione in camera e via alla scoperta di Dublino. 





Siamo usciti senza una meta precisa spingendoci verso il centro a caso o, come dicono gli adolescenti, a sentimento. Abbiamo visto prima dei murales carinissimi e poi lo Spire. 







Da lì siamo andati verso il Trinity College - salutando la statua di Joyce - c'era molto freddo. Volevamo entrare a vedere la Old Library ma il mattino era tutto prenotato così abbiamo prenotato la nostra visita per le 17:00 alla "modica" cifra - con sconto famiglia - di € 65. In Irlanda costa tutto tanto, ma comunque ne vale la pena.





Siamo andati allo Sthephenson's garden passando per un famoso centro commerciale con delle architetture in stile barocco. Poi siamo andati a visitare la Cattedrale di San Patrick, a pagamento pure quella, che con sconto famiglia ci è costata 38€. Infreddoliti siamo andati a Temple Bar dove, in un locale nelle vicinanze dell'Official Temple Bar (strapieno e probabilmente stracostoso) abbiamo mangiato ottimi hamburger e bevuto quel sogno chiamato Guinness!






Poi siamo andati in hotel per una pausa - fortunatamente era molto vicino al centro, in Zona D1-  per poi uscire alle 16:30 e andare a visitare alla Old Library del Trinity College. Carina, molto più piccola di come sembrava in Harry Potter e quasi totalmente priva di libri perché in restauro... comunque meritevole di una visita. Al ritorno abbiamo preso panini e pizzette alla Lidl e abbiamo cenato in hotel. Io e Giorgio avremmo voluto finire la serata in qualche pub a bere Guinness ma la spremuta di arancia con cui abbiamo accompagnato il pasto ci ha stesi... complice anche il fuso orario di un'ora e i 16.579 passi, siamo andati a letto alle 23:00 con gli irlandesi doc.






martedì 2 aprile 2024

I Promessi Sposi

 

Il mio regalo di Pasqua: I promessi sposi.

Finito di leggere questa notte, già mi manca.
Mi sono fatta questo regalo da grande, alle superiori i Prof me lo mandarono per traverso con tutte le digressioni e gli approfondimenti, che due maroni. I promessi sposi vanno letti come si leggono i romanzi, lasciandosi trasportare. E le avventure di Renzo e Lucia, tra Lecco, Monza e Milano sono una delizia. Questa edizione poi è proprio spettacolare, pagata 0,49 centesimi su Amazon. Perché ormai i capolavori te li tirano dietro, e le schifezze degli influencer le vendono a 16 euro, bestie che siamo 🤣
Tornando al capolavoro manzoniano: leggetelo. Godetevelo. Fossi una prof di italiano lo darei come unico compito delle vacanze: leggete i Promessi Sposi, e nient’altro. La povera Monaca di Monza, la commovente conversione dell’Innominato, la peste a Milano sono state le parti che ho preferito. E come ho riso con Don Abbondio e Perpetua, e il finale in cui i bergamaschi dicono: Ma è tutta qui ‘sta Lucia? Che uno si aspetta una sventola e invece è quasi una racchietta. Dio, quanto mi sono divertita. Che bel regalo di Pasqua che mi sono fatta. Che viaggio ❤️

giovedì 4 gennaio 2024

Strasburgo e Alsazia - Pasqua 2023

 Un altro viaggio incantevole di quest'anno è stato quello a Strasburgo.

Avevo visto delle foto di amici su Facebook che ci erano stati qualche mese prima, e alla vista di quelle case colorate che sembravano fatte di marzapane non ho dubitato nemmeno un secondo di volerci andare al più presto. La prima occasione sono state le vacanze di Pasqua :-)

Pubblicherò di seguito i video dell'appartamento bellissimo in cui abbiamo alloggiato.

 Appartamento stupendo prenotato su Booking, in centro a Strasburgo, in stile alsaziano, le bimbe avrebbero trascorso l'intero week end chiuse al suo interno. Si chiama Les Appartements du Renard ed è il top. Questo è il video che ho pubblicato su youtube: 

La nostra casetta a Strasburgo - YouTube

Strasburgo 2023 - YouTube 

Siamo partiti da Milano la mattina del 7 aprile, siamo passati dalla Svizzera dove abbiamo pagato il bollettino di 40 € dell'autostrada e attraversato la Svizzera fino a Basilea (Attenzione: non fermatevi a mangiare da Burger King in Svizzera perché costa quattro volte più che in Italia). Poi da Basilea c'è un'altra oretta per raggiungere Strasburgo, comunque viaggio stupendo, senza traffico, si attraversano paesaggi di montagna che ricordano quelli di Heidi, insomma, scivola che è una bellezza. Da Milano ci abbiamo messo circa 5 ore (al ritorno 8, causa traffico al San Gottardo).

Siamo arrivati a Strasburgo nel pomeriggio, abbiamo messo giù le valigie, parcheggiato vicino alla casa (preso una multa per divieto di sosta che abbiamo pagato meno del costo del parcheggio stesso: 17€), e siamo corsi a vedere il centro che ci è piaciuto subito molto. Poi siamo riusciti la sera senza le ragazze per vedere la città di notte, e la cattedrale con la torre mancante che è tutta dorata e domina il centro storico.



Il secondo giorno, sabato, lo abbiamo trascorso in città, abbiamo fatto un bel giro alla Petit France, poi abbiamo preso il battello che ci ha fatto fare tutto il giro sul fiume fino al parlamento europeo. Il clima era fresco e mite e ogni angolo della città incantevole. 




La sera abbiamo cenato al Purgatorio, un ristorante molto chic all'interno della chiesa sconsacrata con cui il nostro appartamento condivideva le mura. 



Il giorno dopo - Pasqua - abbiamo percorso la Route de Vins e fatto il giro dei villaggi fino a Colmar, città con cui Strasburgo si è giocata il pernottamento: non sapevamo se alloggiare a Colmar o a Strasburgo; dopo esserci stati devo dire che Strasburgo merita molto di più, anche perché Colmar è bellissima, ma non più degli altri villaggi, mentre Strasburgo è una vera e propria città con molti più luoghi di interesse da visitare.

Ecco alcune foto dei villaggi: Bergheim, Riquevihr, Colmar.









Il terzo giorno, o forse quello prima, non ricordo, lo abbiamo dedicato di nuovo a Strasburgo, al suo centro e alla bellissima cattedrale su cui siamo saliti e dalla cima della quale si vedeva la Germania. Che la zona è proprio al confine tra la Francia e la Germania, a tratti sembra molto più tedesca che francese, ed è di una bellezza esagerata.




Quello che ricordo di quei giorni è principalmente la bellezza delle case, la sensazione di trovarsi all'interno di una favola Disney, non per niente Requievihr ha ispirati il villaggio della favola della Bella e la bestia.


mercoledì 3 gennaio 2024

Diario di viaggio al Cairo, giorno 3: Museo Egizio - Cairo Islamico

Ed eccoci al nostro ultimo giorno. Da un lato sono felice di partire, non ce la faccio più di respirare aria pessima, sogno di ripulirmi i polmoni a Natale in montagna dove trascorrerò dieci giorni (da dove sto scrivendo in questo momento), però lasciare una città così diversa da ogni schema possibile e immaginabile è quasi doloroso. E' come se ci fosse stata data la possibilità di vivere una vita in più, una vita che essendo parallela a quella abituale ha come ingrediente l'immortalità. Questi giorni al Cairo non finiranno mai, eppure è arrivato il momento di tornare a casa.

Abbiamo il volo alle 22:30 di sera, perciò abbiamo un'intera giornata da vivere lì, così andiamo via dall'hotel all'ultimo minuto possibile (le 12:00) e ci facciamo portare dal nostro solo taxista al museo egizio. Non sappiamo se visitiamo il museo giusto, quello più famoso, ma il taxista insiste per portarci a vedere le mummie dei faraoni e andiamo in quel museo moderno dove, appunto, la principale attrazione sono queste 27 mummie che non sono proprio un granché da vedere, fanno abbastanza impressione, però abbiamo incontrato Ramses II (di cui abbiamo visto la statua gigante a Memphis) e la famosa Nefertari. Insomma, hanno 3500 anni e sono lì, in buccia e ossa, e sembra davvero incredibile. Sono tutti molto distinti, ed è suggestivo dove sono stati messi, sembra di entrare all'interno di una piramidi e viene un po' di claustrofobia.

Finito il giro delle mummie cerchiamo il tesoro di Tutankhamon, ma ci dicono che da poco è stato spostato (o forse hanno spostato i faraoni) ma non ci va di andare in un altro museo, così chiediamo cos'altro c'è da vedere e scopriamo che è tutto lì. Qualche sfingina, qualche tesorino, qualche sarcofago, insomma gira tutto intorno alle mummie. E dire che da fuori sembra un museo così grande imponente. Si riduce tutto al piano delle sfingi, sottoterra, e al piano terra. 




Abbastanza delusi ci rifugiamo nel bar del museo dove pranziamo con panini francesi e qualche dolcetto. Usciti chiediamo al nostro autista di portarci a vedere una chiesa scolpita nella roccia, ma rifiuta e ci propone il Cairo Islamico, così ci fidiamo di lui e andiamo a vedere questa parte della città che gira tutta intorno a una mosche immensa: Al-Rifa'i. Le stradine sono strettissime ed è una zona poverissima di negozi alimentari il cui livello igienico è al di sotto di qualsiasi soglia immaginabile. Il cibo è esposto all'aperto in mezzo a nugoli di mosche e polvere e smog che, ve lo giuro, a un certo punto pensavo di soffocare. Volevo proseguire e avrei camminato in quelle stradine per ore, ma era pieno di moto, motorini, auto, macchinine aperte che non saprei definire, tutte vecchie, scassate e senza catalizzatori. Non so davvero come facciano a vivere lì, io se avessi avuto una mascherina avrei resistito di più, perché è una zona davvero affascinante, Los Angeles dopo l'Apocalisse, negozi distrutti, auto incendiate e abbandonate, ricoperte di sabbia e polvere, cani, gatti, galline, caprette, asinelli, ai margini delle strade. Musica, gente radunata, un macello. Ma l'aria era irrespirabile, le ragazze si erano fatte irrequiete, avevamo anche paura di essere investiti da questi pazzi che sfrecciavano tra la folla a velocità incredibile. Un peccato, un gran peccato, forse bisognerebbe andarci la mattina presto e con una maschera antigas (o almeno una mascherina ffp2)


Fuggiamo da lì, un po' come siamo fuggiti dal mercato il giorno prima, e chiediamo al nostro autista di portarci in aeroporto, anche se l'aero partirà sei ore dopo. Per fortuna partiamo presto perché il traffico per uscire dalla città è assurdo, ci mettiamo molto tempo, poi il taxista sbaglia uscita in autostrada e per mezz'ora sembra non raccapezzarsi, finché non fa una manovra assurda in autostrada, tipo un'inversione a U e niente, ci porta in aeroporto. Noi baciamo il pavimento, e quando gli diamo i soliti 50 € più quello che ci è rimaste di lire egiziane (non molto, comunque più di quanto pattuito quotidianamente) questo se ne viene fuori che vuole 40 € in più per l'aeroporto. Insomma, non abbiamo contrattato anticipatamente l'ultimo giorno e siamo stati fregati, Perché con questo tipo di taxisti bisogna accordarsi prima, l'avevo letto, sennò ti fregano, e lui ci frega. Ci litigo, ma non c'è niente da fare. Alla fine, per farsi perdonare mi regala un ciondolino di San Giorgio e si mette a giocare con le bimbe con le statue fuori dall'aeroporto (vedi foto). Ci racconta anche di aver parlato sette volte con Gesù, in sogno...




Trascorro le due ore in aeroporto al gabinetto, un po' per la rabbia verso il taxista che reputavo amico invece ci ha spennati come gli altri, o forse per il cibo e l'acqua di quei giorni.

Il volo di ritorno comunque è piacevole, ci rilassiamo, arriviamo a Malpensa con un po' di ritardo e torniamo a casa alle 4 di mattina.

Ma che grande avventura.

Da ripetere sicuramente.

Diario di viaggio al Cairo, giorno 2 : Cairo Copto - Cittadella - Mercato Khan Al Khalili - Feluca sul Nilo

La seconda mattina ci siamo svegliati verso le 8, abbiamo fatto un'abbondante e gustosa colazione in hotel e siamo andati all'appuntamento col nostro taxista alle 10.00 fuori dall'hotel. Ci siamo fatti portare prima di tutto nella zona del Cairo Copto, la fortezza di Babilonia piena di chiese cristiane e luoghi dove si dice sia passata la Sacra Famiglia 2000 anni fa. Abbiamo apprezzato particolarmente la chiesa di San Giorgio, la chiesa sospesa e la Chiesa di Santa Barbara e poi la sinagoga Ben Ezra dove si dice sia stato trovato Mosé. Anche lì ci siamo sentiti trattati come Dei in terra, solo perché occidentali ci era concesso di saltare la fila per l'ingresso alle chiese e di nuovo ci venivano chieste foto e autografi.

 


Dopo quel primo bellissimo giro ci siamo fatti portare dal nostro taxista alla Cittadella o di Saladino, la zona alta della città da dove si può vedere il Cairo sconfinato dall'alto, con i suoi grattacieli fatiscenti e le piramidi sullo sfondo. Peccato davvero la foschia causata dallo smog. Con un cielo nitido la visita sarebbe stata davvero mozzafiato. 







Là abbiamo visitato la moschea di Muhammad Ali molto grande ed elegante, dove ci hanno fatto togliere le scarpe ma non ci hanno imposto il velo, e il museo militare. Abbiamo pranzato con dei noodles presi in un bar al centro di una piazza bellissima, sotto gli alberi, circondati da gattini e cagnolini abbandonati. 
Scesi dalla Cittadella ci siamo fatti portare al famose mercato Khan Al Khalili che definire delirante è poco. Sconfinato anch'esso e stracolmo di gente. C'è talmente tanta gente ammassata che non si può spiegare e talmente tante bancarelle e colori, profumi, rumori... vendono di tutto e tutti vogliono venderti qualcosa. Abbiamo comprato profumi e un tappeto per mia madre e poi siamo scappati. Per raggiungere e lasciare quel posto il nostro autista è rimasto incolonnato credo per qualche ora, e ha toccato con il paraurti un paio di macchine e urtato un paio di persone come se niente fosse. 
Credo di non aver mai respirato tanto smog in vita mia, anche se il giorno dopo siamo riusciti a fare peggio... 
La sera poi siamo tornati sul lungo Nilo alla ricerca di una feluca su cui cenare. Anche lì, una volta visto che eravamo europei, ci hanno fatto passare per una corsia preferenziale, assegnato la prima feluca disponibile sui cui siamo saliti solo noi quattro, serviti da tre persone tra cuoco, cameriere e conducente su cui abbiamo fatto la cena più affascinante e romantica della nostra vita, cullati dal Nilo, con musica di sottofondo, serviti e riveriti alla modica cifra di 30 € a persona (in Italia ne avremmo sepsi 300).
Due ore su una feluca sul Nilo è qualcosa di indimenticabile, come la vista delle piramidi e della sfinge. Qualcosa per cui bisogna assolutamente andare al Cairo almeno una volta nella vita. Come Parigi, come il Grand Canyon, sono imprescindibili.






martedì 2 gennaio 2024

Diario di viaggio al Cairo, Partenza e Giorno 1: Piramidi di Giza - Saqqara - Memphis



Dal 7 al 10 dicembre siamo stai al Cairo. Con l'intento di dare indicazioni a chi vorrà fare lo stesso viaggio e alla me stessa del futuro - perché ci tornerò - Scrivo il mio diario di viaggio.

Chiamata forse dalla Costellazione di Orione che le notti della scorsa estate faceva capolino puntualmente alla mia finestra, a settembre ho prenotato: fosse cascato il mondo, era giunto il momento di vedere le piramidi. Da ignorante non sapevo dove fossero esattamente, il viaggio mi sembrava difficile da organizzare, pensavo di dover fare una crociera sul Nilo o qualcosa del genere così, dopo diversi anni, sono entrata in un'agenzia viaggi, che mi ha svelato l'arcano: le Piramidi sono solo al Cairo. Così ho ringraziato e chiesto un preventivo per tre notti al Cairo, che si sono rivelati sufficienti.

Alla fine ho prenotato autonomamente su Lastminute.com alla modica cifra di 1.600 € per quattro persone: 3 notti al Cairo in hotel centrale a 5 stelle (Pyramisa Suites Hotel) con colazione inclusa, volo diretto da Malpensa con Wizz Air, parcheggio auto in aeroporto, assicurazione totale e pagamento rateizzato in tre mesi. Praticamente Lastminute è il top del top e i miei viaggi futuri li farò solo con questa agenzia online!

Mi sono informata prima di partire, il visto per l'Egitto si fa direttamente in aeroporto all'arrivo (noi siamo atterrati all'aeroporto di Giza, lo Sphinx, a mezz'ora di taxi dal Cairo), fanno compilare un cartoncino con i soliti dati di: numero passaporto e dove si alloggerà, e si fa una lunga fila all'immigration, o come si chiama lì. Si può anche andare con carta d'identità valida per l'espatrio e due fototessera, ma noi avevamo i passaporti. Dato che non avevamo cambiato i soldi, accanto allo sportello dei visti c'era uno sportello per il cambio. Siamo stati fortunati a cambiare i soldi lì, perché questi del cambio rilasciavano anche i visti e quindi abbiamo risparmiato una gran fila. Il costo del visto è di circa 25€ a persona.

Usciti dall'aeroporto ho cercato i taxi bianchi e blu, avevo letto che quelli nuovi col tassametro erano i taxi più onesti e meno costosi, solo che all'aeroporto di Giza era arrivato solo il nostro aereo (ho scoperto al ritorno che da quell'aeroporto transitano solo 5-6 aerei al giorno) e quindi all'esterno non c'era nulla. Ci si è avvicinato un tipo proponendosi di accompagnarci in hotel, ci siamo messi a trattare sul prezzo, avevo letto che si fa così. Al Cairo devi trattare su tutto, ma alla fine vincono sempre loro - santa esperienza - e infatti alla fine della vacanza posso dire che ci hanno spennato come polli anche se, poveri come sono, non ci è dispiaciuto troppo. E' stato più che altro umiliante farsi fregare in continuazione, anche se nel primo approccio col sedicente taxista me la sono cavata bene: era partito chiedendo 45€, sono riuscita a scendere fino a 20€ (avevo letto che la tratta sarebbe costata sui 5€ ma pazienza)

- Appunti della sera presi sul telefonino:

Volo per Il Cairo spettacolo, neanche una turbolenza. Dolce, sicuro, sembrava di volare sopra nuvole di zucchero filato.

Atterrati al Cairo, primo grande stupore: in aeroporto, accanto alle piste di atterraggio, c’è la sabbia!

Mi sono chiesta se fossimo approdati su Marte, uno spettacolo.

Facciamo la fila per il visto, entriamo nel Paese entusiasti per la cordialità delle persone: tutto il personale dell’aeroporto è gentile e sorridente, scherzoso e gioviale.

Usciti all’aperto non vediamo i taxi.

Ci si avvicina un tipo e dice: Taxi?

Ma io cerco i taxi bianchi e blu, quelli che con 5 euro ti portano in città.

Stanca e spaesata gli chiedo: How much?

E questo spara alto, dice: fortyfive.

Lo guardo e ricordo di aver letto che con gli egiziani bisogna trattare sul prezzo, lo guardo e vedo un lampo nei suoi occhi quando gli dico, ovviamente in inglese: Non scherziamo, non siamo mica a Milano.

Sorride e dice: quanto pagheresti?

Non posso dirgli: “Cinque euro, cornuto, guarda che mi sono documentata e so i prezzi” ma gli rispondo “Fifteen”.

Questo: No no no, facciamo 40.

Allora mi allontano e cerco un taxi ma non c’è n’è mezzo, il vuoto intorno a noi, i bus sembra non siano stati ancora inventati.

Insisto coi quindici euro e lui scende prima a trenta, poi a venticinque. Ci sa fare il ragazzo perché poi gli dico, ok, 20. E lui ride, fa un po’ di scene, poi arriva una spalla, forse un collega, e niente, va bene 20.

Prima fregatura ma va bene, saliamo su una macchina vecchia e scassata e puzzolente di fumo con però un autista tutto elegante. Mette su zaini e valigia e ci chiede 25€. Gli dico di no, di chiedere al suo capo, alla fine si convince.

Usciti dall’aeroporto c’è l’ingresso in autostrada e lì al casello il nostro autista si mette a litigare col casellante che non riteneva valida la sua tessera; fermi lì mezz’ora finché non mi metto a parlare col casellante, gli dico che siamo stanchi dal viaggio, sono le 10 di sera e da noi sono le 11. Questo dice che ama l'Italia e che è sua intenzione trasferircisi, mi chiede indicazioni sulle scuole di italiano per stranieri. Il tempo passa, alla fine passiamo anche noi.

L'autista parte tutto infuriato e si mette a correre come un pazzo. L'autostrada che collega al Cairo è a molte corsie, mi pare di averne contate otto, e questo zigzagava suonando ogni tre secondi il clacson e guardando il telefono. 

Ho detto alle mie figlie: "Vedete ragazze, questa è la dimostrazione del fatto che l'aereo sia il mezzo di trasporto più sicuro. Forse lasceremo le penne su questa strada, vi ho voluto bene", e l'ho pensato davvero. 200 km all'ora su un'auto che dire scassata è poco. Notiamo subito che la gente va in moto senza casco, ci vanno sopra in due o tre persone alla volta, le strade sono ricoperte di sabbia ai lati, c'è polvere dappertutto, decine di persone stanno ai lati di queste megastrade (che sono larghe e a più corsie anche in centro, se così si può definire una zona sconfinata. Il Cairo è davvero una città immensa, molto più grande di Los Angeles. Sembra Los Angeles dopo l'Apocalisse). Arrivati in città il traffico aumenta e il nostro uomo continua a zigzagare e strombazzare mentre chiede a Giorgio dove sia l'hotel. Ovviamente non ne abbiamo la più pallida idea, così attiviamo il nostro Google Maps che il tipo inizia a consultare mentre parla al telefono con qualcuno. Insomma, quando scendiamo dal taxi ci viene voglia di baciare per Terra. Diamo la mancia di 200 lire (circa 3 euro, ed è una gran mancia per loro), ringraziamo e ci auguriamo in cuor nostro di non incontrarlo mai più.

L'hotel è molto bello ed elegante, la nostra suite da capogiro. Un salotto super chic, due stanze ben arredate e spaziose e due bagni in stile spa. Tv a schermo piatto in ogni stanza  peccato che le finestre non siano sigillate bene e provenga da fuori un rumore costante, la città è molto rumorosa, hanno il vizio di suonare i clacson a sproposito per non parlare dello smog. E' notte e l'aria è irrespirabile.

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Nonostante tutto, dormiamo da Dio. Ci svegliamo verso le 8, ci sconvolgiamo guardando i grattacieli accanto all'hotel: tutti diroccati, con montagne di macerie ovunque. Il giallo è il colore dominante, devono avere usato la sabbia del deserto per impastare il cemento, non so, permane la sensazione di post Apocalisse. 

Andiamo giù a fare colazione. Nella Hall c'è babbo Natale ed è tutto addobbato in stile natalizio. La colazione è da sogno, sala spaziosa con divanetti e c'è di tutto e di più. 




Usciti dall'hotel incontriamo il taxista (non con taxi bianco e blu, ahimé) che si offre di accompagnarci tutto il giorno alla modica cifra di 50€. Noi accettiamo, e lui ci accompagna per prima cosa a Giza, all'ingresso dell'area delle piramidi. Già per strada rimaniamo sconvolti, perché in quella che sembra una tangenziale a sette corsie ci sono auto, calessi, gente a piedi, asinelli carichi, cavalli, cammelli. Il nostro taxista Ci lascia davanti a un negozio di suoi amici (l'abbiamo scoperto dopo, là si usa così, sono tutti alleati tra di loro) dove ci hanno praticamente "rapiti" - per ridere eh - fatti entrare in una stanza, convinti a fare il giro delle piramidi sul calesse. Tutto compreso, giro, foto, visita alle piramidi e alle tombe, giro sul cammello, biglietto compreso: 200€. A me sembra uno sproposito ma i tipi si alternano e sono sempre più convincenti. Poi ci caricano su due calessi e ci portano fino all'ingresso dove poi decideremo, ma alla fine decidono loro. Il giro però è stupendo, vale tutti i 200€; ci divertiamo tanto, ci fanno foto nelle posizioni strane in cui sembra che salti più in alto delle piramidi o ti fai baciare la mano dalla sfinge. Ci fanno fare il giro sul cammello, ci fanno da "guardie del corpo" perché a un certo punto diventiamo l'attrazione del luogo: tutti gli egiziani volevano fare le foto con noi, non abbiamo ancora capito perché, è un'usanza di là. Vedono gli europei e impazziscono. Noi eravamo là a vedere le piramidi e loro erano là a vedere noi. 

Finito il giro ci portano in un negozio dove volevano venderci dei profumi, poi un casino per pagare perché volevano gli euro e non le lire egizie, volevamo pagare con la carta di credito ma volevano più soldi, insomma, un incubo. E i conducenti dei calessi che volevano una mancia stratosferica. In un modo o nell'altro abbiamo risolto tutto e siamo tornati dal taxista che ci aspettava esattamente dove ci aveva lasciti. 

Gli chiediamo di andare a Sakkara a vedere la piramide a gradoni di Djaser - la più antica d'Egitto - e lì ci siamo rilassati. A parte il piccolo trauma di andare al bagno pubblico e farsi dare un pezzettino di carta igienica strappata dalle mani di un vecchio egiziano, che ci mette in mano senza il minimo imbarazzo... e che noi disgustate abbiamo accettato. 

C'era pochissima gente, il sito è immerso nel deserto, il clima era stupendo, sui 20 gradi, lo smog era quasi assente e il silenzio... Abbiamo rimbalzato le guide, stavamo diventando esperti, ci siamo però fatti abbordare da una specie di beduino coi cavalli che ci avrebbe anche portati nel deserto ma non c'era tempo. Cosi ci ha fatto andare sulle dune circostanti e portati a vedere una tomba che per 1 euro (che poi sono diventati 3) ha fatto aprire solo per noi. Una tomba eccezionale con i geroglifici con i colori ancora accesi che sembravano essere stati appena dipinti. 




Dopo Saqqara siamo andati a Memphis a vedere il colosso del Faraone Ramses II e una mini sfinge deliziosa, molto meglio della grande sfinge che invece si sta sgretolando. Ci siamo fatti pelare dal tipo di un bar che ci ha fatto prezzi milanesi, ma eravamo così stanchi e affamati che non ce la siamo presa più di tanto.

Tornati in hotel abbiamo dato appuntamento al taxista per il giorno dopo, ci siamo rinfrescati e siamo andati sul lungo Nilo (rischiando la vita per attraversare la strada perché le macchine non si fermano, guidano come pazzi, non esistono strisce pedonali o semafori, eravamo lì lì per chiamare un taxi per attraversare la strada).

Abbiamo cenato all'aperto, sul Nilo, notando le feluche che ci siano ripromessi di prendere la sera seguente per cenarti sopra.

 Una cosa che non ci è piaciuta, più del caos, dello smog, dei bambini scalzi per strada, immersi in nuvole di smog a chiedere l'elemosina, è stato come trattano gli animali. Cavalli e asini prendono di quelle frustate che fanno rabbrividire e le strade sono piene di cani randagi. Gli animalisti credo che impazzirebbero in una città simile.

Domani proseguirò il racconto :-)